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Piano Casa: per gli urbanisti è “una grande delusione”

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Piano Casa: per gli urbanisti è “una grande delusione”
Il Piano Casa è al centro delle critiche dell’INU: ecco i dubbi su fondi, semplificazioni e rigenerazione urbana nel nuovo provvedimento del Governo

Il nuovo Piano Casa è ufficialmente operativo con l’entrata in vigore del Decreto Legge 66/2026. Ma l’impianto sta sollevando dubbi e forti perplessità nel mondo dell’urbanistica. A mettere in discussione l’efficacia del provvedimento è l’INU, che evidenzia la distanza tra il piano varato dal Governo e quello immaginato durante il XXXII Congresso “Il Piano utile” del 2025. Un confronto che riapre il dibattito su rigenerazione urbana, politiche pubbliche e futuro dell’edilizia residenziale in Italia.
L’Istituto Nazionale di Urbanistica ricorda come le proposte elaborate in occasione del congresso siano nate da un lungo percorso di confronto promosso dalla Community Politiche e Servizi per l’abitare sociale, coordinata da Laura Pogliani e Laura Fregolent. Un lavoro sviluppato attraverso seminari territoriali, incontri a Urbanpromo e la Conferenza nazionale sull’abitare del maggio 2024 a Roma.
Secondo l’INU, l’aspetto positivo del decreto è il ritorno del tema abitativo nell’agenda politica nazionale dopo anni di sostanziale immobilismo e interventi frammentati legati soprattutto alle risorse straordinarie del PNRR. Positivo anche il richiamo al recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica inutilizzato.

Quali sono le criticità del Piano Casa secondo l’INU?

Le criticità, però, sono numerose. Il primo nodo riguarda le risorse economiche: i fondi previsti sarebbero limitati e provenienti da altri programmi già esistenti. “La contraddizione tra dichiarazione di intenti ed effettiva disponibilità di risorse è piuttosto evidente”, osserva l’INU, ricordando le perplessità espresse anche da Anci, Nomisma e Sunia. Le risorse disponibili, distribuite su quattro anni, difficilmente consentiranno di recuperare gli alloggi sfitti nei tempi annunciati.
Altro punto contestato è l’assenza di una strategia per nuova edilizia residenziale pubblica. Il Piano punta soprattutto sul recupero degli immobili abbandonati e sul partenariato pubblico-privato, con Invitalia in cabina di regia. Una scelta che, secondo l’Istituto, rischia di favorire logiche di mercato e interessi privati nelle aree urbane più appetibili.
Preoccupazioni emergono anche sul fronte delle procedure. Il decreto introduce un Commissario straordinario con ampi poteri e tempi autorizzativi molto ridotti, basati anche sul silenzio-assenso. Criticata inoltre la scelta di accelerare gli interventi attraverso strumenti semplificati, come la Scia applicata anche alla ristrutturazione urbanistica.
Per l’INU manca soprattutto una visione complessiva della città e della rigenerazione urbana. Il Piano Casa, conclude l’Istituto, finisce per configurarsi come un intervento fortemente dirigista, che riduce il ruolo della pianificazione urbanistica e delle politiche pubbliche nel governo del territorio.