Le previsioni sulla produzione di energia attraverso fonti rinnovabili nel mezzogiorno potrebbero triplicare nel corso dei prossimi dieci anni. A diffondere i dati è Poi Energia, un programma d’intervento energetico sulle regioni del Sud Italia realizzato grazie alla convergenza degli sforzi tra il ministero dello Sviluppo Economico, il ministero dell’Ambiente e un nutrito partenariato economico e sociale. Nel documento si intende fare chiarezza su alcune tematiche basilari riguardanti l’approvvigionamento energetico, la capacità green attiva nei territori del Meridione e gli ostacoli con cui il settore deve ad oggi fare i conti.
76.000 impianti fotovoltaici sono entrati in esercizio nelle regioni del Mezzogiorno, esprimendo una potenza superiore a 5.400 megawatt. Tra questi, oltre 23.000 sono ubicati in Puglia (circa 15.000 in più rispetto all’anno precedente, con una potenza di quasi 2.200 MW). A seguire Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Abruzzo, Basilicata e Molise.
Nel rapporto si sottolinea inoltre che lo sviluppo delle rinnovabili ha reso necessaria la realizzazione di servizi di rete infrastrutturale, come i sistemi di accumulo per gestire in modo sicuro e efficiente la trasmissione dell’energia, e con essi la creazione di un indotto che ha portato con sé benefici economici e occupazionali.
Per raccogliere l’energia prodotta nei momenti di elevata produzione e di bassi consumi (così da poterla rilasciare nei momenti in cui la richiesta è più elevata), il Paese deve pensare a gestire al meglio questa fase delicata. Terna ha previsto la realizzazione di 130 MW di batterie da installare nelle province di Foggia, Avellino, Salerno e Benevento: si tratta di un investimento da 29 milioni di euro che può consentire un risparmio per il sistema di circa 60 miliardi.
Nel 2020 l’energia da fonti rinnovabili nelle regioni del Sud Italia potrebbe raggiungere i 38,4 TW/h, un valore quattro volte superiore ai 10 TW/h del 2010. Il rapporto ricorda anche gli obiettivi del pacchetto UE 20-20-20: l’Italia ha grossi impegni da onorare, ma ci si è già mossi in questo senso con l’Autorizzazione unica regionale, la semplificazione delle procedure messe in atto dalle Regioni e i vari meccanismi di incentivazione.