Acquistare la prima casa sperando di beneficiare del relativo bonus può nascondere un’insidia. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2487 del 5 febbraio 2026, ha chiarito un punto cruciale: se l’immobile acquistato con le agevolazioni fiscali non viene liberato dal conduttore al momento dell’acquisto e l’acquirente non trasferisce la residenza nel Comune entro 18 mesi, il beneficio decade. La motivazione? In questo caso non si può parlare di “forza maggiore”.
La vicenda trae origine da un avviso dell’Agenzia delle Entrate che revocava le agevolazioni fiscali concesse per l’acquisto della prima casa. L’immobile era infatti occupato da un inquilino titolare di un contratto di locazione, e il contribuente non aveva potuto trasferire la residenza nei tempi previsti. In primo e secondo grado, i giudici avevano accolto la tesi del contribuente, ritenendo possibile invocare la forza maggiore.
Prima Casa: la decisione della Cassazione
L’Agenzia delle Entrate ha però portato la questione in Cassazione, sostenendo che il beneficio era stato fruito indebitamente. La Corte ha condiviso l’interpretazione dell’ufficio, osservando che la forza maggiore si verifica solo quando un evento esterno, imprevedibile e inevitabile impedisce il trasferimento della residenza. Nel caso in esame, invece, l’acquirente era a conoscenza della presenza dell’inquilino e avrebbe potuto prevedere eventuali ritardi nel rilascio dell’immobile.
La Cassazione ricorda inoltre che il trasferimento della residenza non deve necessariamente avvenire nell’immobile acquistato, ma semplicemente nel Comune. Ciò significa che l’acquirente avrebbe potuto mantenere il beneficio con altre soluzioni abitative, evitando la decadenza dall’agevolazione.
In sintesi, la sentenza sottolinea un principio fondamentale per chi compra la Prima Casa: conoscere e pianificare le condizioni dell’immobile al momento del rogito è essenziale, perché la legge non considera “forza maggiore” situazioni prevedibili e gestibili.
