Reazioni contrastanti per <br> il nuovo Codice Appalti

Edilizia di Marco Zibetti
Il Consiglio Nazionale degli Architetti esprime un giudizio positivo, mentre per la Rete delle Professioni Tecniche è tradito lo spirito della Legge delega circa la centralità della progettazione

L’approvazione del Codice attuativo della riforma degli appalti ha suscitato parecchie reazioni, in alcuni casi contrastanti. Proponiamo di seguito i principali commenti di Consigli nazionali e associazioni.

Consiglio Nazionale degli Architetti: “Credo che si possa senz’altro esprimere un giudizio positivo. Il riconoscimento della centralità del progetto - riportato ad unità e che non viene più ‘spezzettato’ tra soggetti diversi - ed il superamento del massimo ribasso affermano, infatti, il principio che la qualità dell’architettura e il ricorso ai concorsi  rappresentano l’unico strumento per realizzare buone architetture pubbliche, realizzate bene e al giusto costo e rispondenti concretamente ai bisogni dei cittadini che, attraverso il débat public, saranno ora partecipi delle scelte che riguardano il loro territorio. Così come rappresentano uno sbarramento contro la cattiva sorte delle opere pubbliche, il malaffare e la mafia”.

Rete delle Professioni Tecniche: “Si tratta di un testo che tradisce lo spirito della Legge delega circa la centralità della progettazione. Lamentiamo, innanzitutto, la scomparsa, nel Codice, di una parte specifica dedicata ai servizi di ingegneria e architettura. Inoltre, i progettisti interni alla pubblica amministrazione potranno continuare ad essere sprovvisti dell’iscrizione ad un Ordine, essendo sufficiente la sola abilitazione. Un altro punto molto criticato è la non obbligatorietà del Dm 143 (cosiddetto “decreto parametri”) per la determinazione del corrispettivo da porre a base di gara. Senza contare che la limitazione all’appalto integrato risulta scomparsa dai radar e la cauzione diventa obbligatoria anche per la progettazione. In compenso, giudichiamo positivamente la riproposizione dei requisiti richiesti alle Società di Ingegneria che le mette sullo stesso livello delle Società tra Professionisti, evitando un’incresciosa sanatoria a favore delle prime che a più riprese si era tentato di far passare”.

Oice: “Il lavoro fatto in queste ultime settimane ha certamente molto migliorato la situazione. Troviamo nel testo alcune delle norme che ritenevamo importanti per il settore, tra le quali quelle sui soggetti affidatari della progettazione che prevedono le disposizioni sulle società di ingegneria, il principio di affidamento congiunto della progettazione definitiva ed esecutiva allo stesso soggetto o anche l'obbligo di indicare nominativamente i progettisti firmatari degli elaborati, e lo spazio attualmente garantito ai progettisti in fase di verifica dei progetti. Da rivedere, invece, l'innalzamento a 150.000 euro della soglia per le trattative private nei servizi. Non si ribadisce che nei contratti in cui c'è un contenuto progettuale devono essere richiesti idonei requisiti per la fase progettuale; non è recuperato il divieto di subordinare i corrispettivi all'avvenuto finanziamento dell'opera, non risulta del tutto evidente la drastica limitazione dell'appalto integrato; appare eccessivo obbligare sempre le Amministrazioni a svolgere concorsi di progettazione per opere di natura tecnologica”.

Aniem: “Si segna un passo storico nella modernizzazione del sistema degli appalti pubblici in Italia. Siamo soddisfatti di una disciplina più improntata al soft law, attenta ad una qualificazione reale degli operatori fondata sulla dimostrazione delle loro capacità e potenzialità, ma anche della loro storia e dei loro comportamenti, così come accogliamo finalmente con piacere un progetto serio di professionalizzazione e qualificazione delle stazioni appaltanti, dalla verifica dei requisiti per bandire una gara alla composizione delle commissioni giudicatrici. Auspichiamo che siano riviste le norme sulla procedura negoziata fino ad 1 milione di euro che nell’attuale testo prevedono una consultazione limitata anche a soli 5 operatori, scelta che ci pare eccessivamente restrittiva in un mercato che rappresenta circa l’85% degli appalti; così come vorremmo che il grande passo in avanti compiuto con l’individuazione delle commissioni giudicatrici e relativo sorteggio non venisse stemperato dalla norma che consente, per gli appalti sotto soglia, alla stazione appaltante di nominare componenti interni allo stesso ente appaltante”.


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