Renovate Italy guarda oltre la stabilizzazione dell’ecobonus

Edilizia di Marco Zibetti
Misura positiva, ma riguarda solo l’ecobonus (65%) e non l’incentivo per la ristrutturazione edilizia, attualmente al 50%, ma che nel 2017 tornerà stabilmente al 36%

Nella seduta del 12 aprile 2016, il Senato ha approvato un testo, concordato tra i diversi gruppi parlamentari che avevano presentato diverse mozioni sull’argomento, che impegna il Governo a stabilizzare l’agevolazione del 65% nel triennio 2017-2019.

La convergenza su un unico testo era stata suggerita dal Vice Ministro dell’economia Enrico Morando, che ha spiegato che il Governo è disponibile a stabilizzare l’ecobonus per tre anni e ha invitato i parlamentari a rinviare la discussione degli altri argomenti proposti nelle mozioni, diversi dalla stabilizzazione, in altri momenti e in altre sedi, con altri interlocutori governativi più competenti in politica industriale ed energetica.

Notizia positiva, ma è solo un primo passo

Si tratta di una notizia positiva, che finalmente distoglierà l’attenzione che tutti pongono sulla sola stabilità del sistema di incentivazione, e consentirà finalmente di concentrarsi sui veri problemi che impediscono la realizzazione diffusa della riqualificazione energetica profonda degli edifici, che sono altri e non sono mai stati affrontati.
Tutti i gruppi parlamentari si sono detti interessati ad approfondire rapidamente nelle Commissioni temi essenziali come ad esempio quelli ricordati da Girotto del M5S (il coinvolgimento della finanza e la soluzione del problema dell’incapienza fiscale), da De Petris di SEL e in rappresentanza del Gruppo Misto (valutare meglio le misure che premiano l’efficienza energetica), da Tomaselli del PD (concentrare l’attenzione sulla riduzione dei consumi di energia) e, più in generale, da Piccoli di FI-PdL, sulla necessità di una visione politica di lungo respiro, strutturata e che determini cambiamenti reali e definitivi, non solo economici.
Tutte questioni in linea con le argomentazioni di Renovate Italy, che da tempo sostiene che la stabilizzazione degli incentivi non è che il primo di una serie di passi senza i quali la riqualificazione profonda degli edifici resterà, come in passato, lettera morta.

Quanto sarà efficace la stabilizzazione?
Tutti i relatori delle mozioni hanno menzionato la capacità degli incentivi di fornire un impulso alla crescita economica attraverso la loro efficacia sul piano occupazionale, evidenziata dai rapporti del CRESME.
La stabilizzazione annunciata dal rappresentante del Governo è stata quindi salutata da tutti come uno strumento significativamente benefico per la crescita del PIL e per la creazione di nuova occupazione.
Nessuno però ha osservato che la stabilizzazione, per tre anni, riguarda solo l’ecobonus (65%) e non anche l’incentivo per le attività di ristrutturazione edilizia (attualmente agevolate al 50%, che nel 2017 torneranno stabilmente al 36%).
Da un lato ciò è positivo, perché concentra l’impegno dello Stato sulle attività di efficientamento energetico che, oltre ai vantaggi per i cittadini, producono benefici per l’ambiente, l’inquinamento, la sicurezza energetica, la bilancia commerciale e molti altri ancora.
Dall’altro, occorre osservare che gli investimenti in efficienza energetica attivati dall’ecobonus riguardano una piccola parte di tutti gli interventi interessati dai due strumenti di agevolazione (15% nel 2012, 13% nel 2013). Quindi la portata della stabilizzazione deve essere ricondotta alla sua reale entità.
Ma non è questo l’aspetto più problematico. L’argomento principale addotto, anche dal Vice Ministro, per giustificare la stabilizzazione dell’ecobonus è che la sua validità annuale ostacola l’adozione delle decisioni di investimento. Questo è vero solo in minima parte.
Le statistiche mostrano che la quasi totalità di interventi agevolati (97,2% in numero nel 2012, 98,4% nel 2013) riguardano la sostituzione di serramenti e caldaie e l’installazione di impianti solari per la produzione di acqua calda. Riguardano cioè interventi che non richiedono lunghi tempi di decisione: una caldaia si cambia quando si rompe; i serramenti si cambiano quando se ne avverte l’esigenza (e ce li si può permettere), così come i pannelli solari termici.
Per questo tipo di interventi si può ipotizzare che, con l’attuale livello di incentivazione e con la presente congiuntura economica, si sia raggiunto un livello fisiologico che non sarà incrementato dalla stabilizzazione dell’incentivo.
La parte residuale degli investimenti (1,6% in numero nel 2013) ha riguardato gli interventi più complessi e impegnativi che, soprattutto in ambito condominiale, richiedono lunghi tempi per essere deliberati: isolamento degli involucri e altre attività integrate, che sono quelli che consentono di ottenere i massimi livelli di riduzione dei consumi.
Si è trattato nel 2012 dell’1,9% (in valore) di tutti gli investimenti agevolati, pari a 360 milioni di euro su un totale di 19 miliardi (somma del valore degli interventi che hanno chiesto le detrazioni per ristrutturazioni e/o riqualificazioni energetiche). Nel 2013 il dato era addirittura in calo: 227 milioni su 28 miliardi, meno dell’1%.
La stabilizzazione potrà sicuramente agevolare l’incremento di questa piccolissima frazione degli investimenti agevolati, ma non certo nella misura salvifica che molti si attendono.


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