Nel dibattito acceso sulla riforma degli ordinamenti professionali, troppo spesso si fa strada una narrazione sbilanciata. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) interviene per chiarire la propria posizione e ristabilire un equilibrio nel confronto tra Governo e Ordini. La riforma, secondo il CNI, non è da temere, ma da cogliere come opportunità per rafforzare il ruolo sociale e pubblico delle professioni intellettuali.
“Il Consiglio Nazionale - afferma il presidente Angelo Domenico Perrini - ribadisce che ogni iniziativa di aggiornamento e razionalizzazione del quadro normativo deve essere letta come un’occasione per migliorare qualità, responsabilità e rilevanza delle professioni. Al tempo stesso, riteniamo fondamentale preservare ilsistema ordinisticoattuale, sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia”.
Perrini sottolinea come la revisione del D.P.R. 137/2012, a oltre dieci anni dalla sua introduzione, risponda all’esigenza di adeguare il sistema ai cambiamenti del mercato del lavoro, della formazione, delle tecnologie. “Serve un ordinamento più moderno, inclusivo e trasparente, capace di tutelare i cittadini, valorizzare i giovani e riconoscere il ruolo pubblico delle professioni”.
Gli ingegneri, precisa il CNI, non temono il cambiamento, ma lo accompagnano con spirito costruttivo. Le proposte avanzate includono: obbligo di iscrizione all’Albo per chi esercita la professione, piena attuazione della laurea abilitante (legge 163/2021), e revisione del D.P.R. 169/2005 per assicurare regole elettorali più eque e rappresentative.
Riforma ordinamenti: le conclusioni del CNI
“È fuorviante - conclude Perrini - alimentare un clima di diffidenza su un processo riformatore ancora in fase iniziale. Auspichiamo che l’informazione restituisca il dibattito nella sua interezza, dando voce anche a chi, come noi, promuove un confronto aperto e orientato alla modernizzazione”.
Il CNI ribadisce infine la sua piena disponibilità a collaborare con Istituzioni e altri Ordini per costruire una normativa all’altezza delle sfide future, nel rispetto della competenza tecnica e dell’interesse del Paese.
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