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Riforma professioni: “Si rischia di indebolire il sistema”

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Riforma professioni: “Si rischia di indebolire il sistema”
Tra equo compenso, giovani in fuga e norme frammentate, Confprofessioni entra nel dibattito sulla riforma delle professioni, evidenziando le criticità

Una riforma che promette di ridisegnare il futuro delle professioni, ma che rischia di trasformarsi in un’occasione mancata. La partita è decisiva per migliaia di lavoratori, tra modernizzazione, regole da aggiornare e nodi ancora irrisolti. Una sfida che, secondo i rappresentanti dei professionisti, va affrontata con una visione d’insieme, capace di guardare oltre i singoli interessi e di costruire un sistema davvero competitivo. È da qui che parte il dibattito acceso nelle ultime ore.
Nel corso di un’audizione in Commissione Giustizia al Senato sul disegno di legge dedicato agli ordinamenti professionali, Confprofessioni ha espresso un giudizio articolato sul percorso avviato dal Governo. Da un lato, viene riconosciuto lo sforzo di aggiornare un impianto normativo ormai distante dalle esigenze del mercato e dalle trasformazioni in atto. Dall’altro, emergono forti perplessità sulla scelta di procedere attraverso quattro diverse leggi delega.
Secondo la Confederazione, questa impostazione rischia di frammentare il sistema e di alimentare una competizione al ribasso tra categorie. Come ha sottolineato il vicepresidente Andrea Dili, “avremmo preferito puntare su un intervento organico di sistema”, per poi valorizzare le specificità dei singoli ordinamenti, evitando “la corsa all’accaparramento di riserve” e i conseguenti conflitti tra professioni.
A pesare sul quadro generale ci sono anche criticità strutturali ormai consolidate. I dati dell’Osservatorio di Confprofessioni evidenziano un calo degli iscritti del 3,5% tra il 2017 e il 2024, pari a circa 27.500 professionisti in meno. Un segnale che si accompagna alla difficoltà di attrarre giovani talenti e a livelli retributivi spesso poco sostenibili. “Senza affrontare seriamente il tema dell’equo compenso e degli oneri che gravano sugli studi, qualsiasi intervento rischia di essere inefficace”, ha avvertito Dili.

Riforma professioni: le altre criticità

Un altro punto critico riguarda la regolamentazione delle società tra professionisti. La tendenza a suddividere le norme per singole categorie, secondo Confprofessioni, rischia di indebolire il valore delle aggregazioni. “Il valore delle aggregazioni sta nella capacità di integrare competenze diverse”, ha spiegato il vicepresidente, avvertendo che la moltiplicazione di modelli separati potrebbe frenare la crescita degli studi e ridurre la competitività complessiva.
Infine, viene sollevata la questione della rappresentanza. Sulla scia di quanto avvenuto per le professioni sanitarie con la legge 3/2018, Confprofessioni chiede di chiarire in modo definitivo che gli ordini non svolgono funzioni sindacali. “Si tratta di una puntualizzazione essenziale”, ha concluso Dili, per evitare sovrapposizioni tra vigilanza pubblica e tutela degli interessi economici, che spetta alle associazioni professionali.
Nel confronto sulla riforma, dunque, emerge una richiesta precisa: costruire un impianto unitario, capace di dare certezze, valorizzare le competenze e restituire attrattività a un settore chiamato a reinventarsi.


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