Non basta più parlarne: la rigenerazione urbana chiede oggi scelte concrete, strumenti chiari e una visione condivisa. A Taranto, il confronto promosso da Fondazione Inarcassa ha segnato un passaggio decisivo, mettendo al centro non solo le criticità, ma soprattutto le soluzioni. Il punto di arrivo? Un Manifesto che prova a trasformare il dibattito in azione.
La seconda Giornata RE/URB ha riunito istituzioni, tecnici e mondo accademico con un obiettivo preciso: superare la frammentazione e costruire una strategia operativa. “L’obiettivo è contribuire alla definizione di un’agenda concreta per il futuro delle città italiane”, ha ricordato Sabina Addamiano, indicando la necessità di un approccio basato su visione, competenze e responsabilità.
Nel corso del confronto è emersa con forza l’urgenza di cambiare paradigma. “La stagione dell’espansione edilizia indiscriminata è finita”, ha affermato Paolo Bruni, chiarendo come la rigenerazione non sia più un’opzione, ma una condizione necessaria. Un processo che, come è stato ribadito più volte, non riguarda solo gli edifici, ma anche il tessuto sociale ed economico dei territori.
Rigenerazione urbana: la presentazione del Manifesto
In questo scenario si inserisce il Manifesto della Rigenerazione Urbana presentato da Fondazione Inarcassa, che individua sei priorità operative per sbloccare il sistema. La prima è una legge quadro nazionale, indispensabile per superare l’attuale frammentazione normativa. A questa si affianca la creazione di una cabina di regia unica, capace di coordinare risorse e interventi in modo efficace.
Al centro resta poi la qualità progettuale, considerata un elemento imprescindibile per garantire sicurezza e valore nel tempo. Accanto a questo, il Manifesto propone una politica di incentivi stabile e pluriennale, in grado di dare continuità agli interventi e attrarre investimenti.
Non meno rilevante il tema della semplificazione e digitalizzazione delle procedure, passaggio chiave per accelerare i processi e ridurre gli ostacoli burocratici. Infine, viene rafforzato il ruolo del partenariato pubblico-privato, visto come leva strategica per ampliare le capacità di intervento e rendere sostenibili i progetti.
A sottolineare l’urgenza di passare all’azione è stato Andrea De Maio: “L’Italia parla di rigenerazione da un decennio, ma resta bloccata da una paralisi operativa”. Da qui la necessità di un cambio di passo immediato, fondato su strumenti concreti e responsabilità condivise.
Il messaggio che arriva da Taranto è chiaro: la rigenerazione urbana non può più restare un tema di confronto, ma deve diventare una politica strutturata. E il Manifesto rappresenta il primo passo per trasformare questa visione in realtà.
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