Rigenerazione urbana: una nuova vita per gli immobili pubblici

di Marco Zibetti
Invimit SGR trasforma gli immobili pubblici dismessi in asset di lungo periodo, con investimenti istituzionali improntati alla rigenerazione urbana

Nel contesto della rigenerazione urbana, il destino del patrimonio immobiliare pubblico dismesso torna al centro del dibattito come leva strategica per sviluppo e coesione sociale. Ex uffici, colonie e ospedali non più operativi diventano oggi il punto di partenza per nuovi modelli di investimento e valorizzazione.
A delineare questo scenario è Stefano Scalera, amministratore delegato di Invimit SGR, intervenuto a Roma durante un convegno nell’ambito dell’assemblea della Fondazione Enasarco. La società, spiega, opera come una vera e propria ‘fabbrica di prodotto’ dedicata a una categoria molto specifica di asset: gli immobili pubblici inutilizzati, spesso collocati in aree centrali e di grande valore storico.
“Invimit SGR è la fabbrica di un prodotto particolare quali sono gli immobili pubblici che non vengono più utilizzati (ex uffici, ex colonie, ex ospedali etc). Si tratta di beni molto importanti, per la storia e la posizione in cui si trovano nelle nostre città, che devono essere recuperati con nuove funzioni economiche e sociali. Noi investiamo in prodotti strutturati dal mercato, basati sugli immobili non più utilizzati dalla Pubblica Amministrazione, su cui le Casse di previdenza ‘privatizzate’ come Enasarco possono investire con noi”.

Riqualificazione degli immobili pubblici: il fondo dei fondi

L’approccio di Invimit si inserisce in una logica di lungo periodo, attraverso il cosiddetto fondo dei fondi, con l’obiettivo di attrarre capitali pazienti in grado di sostenere processi complessi di riqualificazione. Un modello che punta a mettere in rete investitori istituzionali e risorse previdenziali per attivare interventi di trasformazione reale sul patrimonio pubblico.
“Tramite il fondo dei fondi - continua l’AD - la SGR investe ricercando un rendimento di lungo periodo. Quindi si tratta di un capitale paziente come quello delle Casse e in grado di aiutare a sostenere le attività di rilancio degli immobili. Enasarco è la prima cassa con cui siamo al lavoro, con l’obiettivo di collaborare per la realizzazione di iniziative come il Piano Casa e gli investimenti previsti dal Fondo materie prime critiche, nonché su altre attività che riguardano la categoria rappresentata dalla Fondazione. È fondamentale la sinergia tra investitori istituzionali, in modo da procedere nella stessa direzione, su investimenti proposti da altre SGR riguardo a tematiche di interesse per il Paese, ovviamente sulla base di processi di investimento indipendenti. L’obiettivo delle Casse è di pagare le prestazioni sociali e previdenziali. Il nostro è di far sì che un risparmio assicurativo, che prima non veniva investito, lo sia in attività reali; e lavorare affinché gli immobili pubblici non utilizzati si trasformino da costi per la società ad asset di lungo periodo, cioè luoghi di produzione economica. È un lavoro che richiede tempo, ma per il quale sappiamo di poter contare sul supporto del MEF e sul connubio di interessi con le Casse, in particolare con Enasarco”.
Un impianto che punta dunque a trasformare immobili oggi inattivi in infrastrutture economiche e sociali, dentro una strategia di collaborazione tra soggetti pubblici e investitori istituzionali orientata alla valorizzazione del patrimonio esistente.


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