Le aree interne possono diventare il terreno su cui sperimentare un nuovo modo di intendere la rigenerazione urbana, capace di mettere insieme territorio, servizi, ambiente e comunità. È da questa prospettiva che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha portato a Potenza la quarta tappa di “Traiettorie urbane e territoriali”, iniziativa dedicata al futuro delle trasformazioni urbane e territoriali. Al centro del confronto, due questioni strettamente connesse: il rilancio delle aree interne e il ruolo della cultura nei processi di rigenerazione.
L’appuntamento nasce dal lavoro del Gruppo di Lavoro sulla Rigenerazione urbana del CNI, coordinato dalla consigliera nazionale Irene Sassetti e composto da rappresentanti degli Ordini territoriali, esperti e componenti del CeNSU. Ad aprire i lavori è stato Giuseppe D’Onofrio, mentre numerosi rappresentanti delle istituzioni locali e regionali hanno portato i propri saluti. Per il CNI è intervenuto il vicepresidente Elio Masciovecchio, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di valorizzare le zone interne del Paese.
Rigenerazione urbana: le parole dei protagonisti dell’incontro di Potenza
“Il famoso meridionalista Manlio Rossi Doria divideva il mezzogiorno tra polpa e osso. Da una parte le pianure e le coste ricche e popolose, dall'altra le colline dell'interno. Da ingegnere se sento la parola osso non penso alla parte povera bensì alla struttura che regge il tutto”.
Irene Sassetti ha quindi illustrato la posizione del CNI, sottolineando la necessità di affrontare la rigenerazione attraverso una collaborazione tra professionisti, amministrazioni e istituzioni. Secondo Sassetti, il concetto non deve limitarsi alla trasformazione fisica degli spazi, ma includere una forte componente sociale, ambientale ed energetica, con particolare attenzione al consumo di suolo e alla diffusione del verde. Sul piano normativo, la proposta è quella di un’urbanistica prestazionale, accompagnata da un monitoraggio continuo dei risultati dei piani.
Il primo confronto ha affrontato la dimensione politico-istituzionale della rigenerazione. Beniamino Murgante ha evidenziato le conseguenze dei cambiamenti climatici e della progressiva concentrazione della popolazione nelle città, richiamando la necessità di infrastrutture capaci di migliorare concretamente la qualità della vita. Paolo La Greca ha invece ripercorso l’evoluzione delle politiche urbane italiane, dal recupero edilizio alla riqualificazione fino all’attuale approccio alla rigenerazione, più ampio e orientato alla sostenibilità. Altri interventi hanno approfondito le strategie regionali e l’esperienza di Matera.
Il secondo panel si è concentrato sulle aree interne. Massimo Giuntoli ha illustrato il percorso che ha portato il CNEL ad approvare, il 28 gennaio 2026, un disegno di legge dedicato alla rigenerazione e al ripopolamento delle aree interne e montane. L’obiettivo non è soltanto recuperare immobili o realizzare infrastrutture, ma creare nuove condizioni di vita, servizi e opportunità.
Roberto Pella ha ricordato che le aree interne rappresentano il 53% del territorio nazionale e che il loro sviluppo richiede, accanto alle infrastrutture, un rafforzamento dei servizi pubblici. Marco Bussone ha posto, invece, l’accento sulle aree montane, da considerare non come territori marginali da salvaguardare, ma come protagonisti di una nuova geografia dello sviluppo. Francesco Monaco ha infine richiamato la necessità di valutare l’impatto degli investimenti già realizzati attraverso il PNRR, coordinandoli con le altre fonti di finanziamento.
L’ultimo panel ha esaminato il legame tra cultura, identità territoriale e rigenerazione urbana. Ledo Prato ha sottolineato l’importanza della partecipazione delle comunità, soprattutto nella gestione degli spazi dopo la loro trasformazione. Gli altri interventi hanno portato esempi concreti, dall’ecomuseo di Policoro al progetto “Oltre la Strada” di Brescia, fino alla nuova sede municipale, al Teatro “Luciano Pavarotti” e alla rinnovata Piazza della Libertà di Marcon. Esperienze diverse, accomunate dall’idea di una rigenerazione capace di produrre non solo nuovi spazi, ma anche nuove relazioni e forme di partecipazione.
