1. Home
  2. Notizie e Mercato
  3. Ripristino della natura: ecco il Piano nazionale italiano

Ripristino della natura: ecco il Piano nazionale italiano

di
Ripristino della natura: ecco il Piano nazionale italiano
Pubblicato il decreto che recepisce la normativa Ue sul ripristino della natura: scopriamo il Piano nazionale e cosa prevede per verde urbano e competenze dei Comuni

Nuove regole, nuovi obblighi e un impatto che potrebbe cambiare il volto delle città italiane. Con l’entrata in vigore del decreto che recepisce la normativa europea sul “ripristino della natura”, si apre una fase delicata per amministrazioni locali, pianificazione urbanistica e gestione del verde urbano. Un passaggio che punta a rafforzare biodiversità e resilienza degli ecosistemi, ma che solleva anche interrogativi su risorse, competenze e tempi di attuazione.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2026, il decreto legislativo 8 aprile 2026 n. 80 dà attuazione alla delega prevista dalla Legge 91/2025, adeguando il quadro normativo nazionale al Regolamento Ue 2024/1991 sul ripristino della natura, la cosiddetta Nature Restoration Law.
Il provvedimento definisce ruoli e modalità operative per applicare in Italia gli obblighi europei legati al recupero della biodiversità e alla tutela degli ecosistemi terrestri, agricoli, forestali, costieri, fluviali e urbani. Centrale sarà il Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), che dovrà individuare le azioni necessarie per il recupero ambientale. Il coordinamento delle attività sarà affidato al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dell’Agricoltura, responsabili anche della redazione del Piano. Il PNR verrà adottato con decreto ministeriale, previa intesa in Conferenza Unificata, e successivamente trasmesso alla Commissione europea per la validazione.
Intanto, lo studio preliminare elaborato da Ispra è già in consultazione pubblica sulla piattaforma ParteciPA fino al prossimo 9 giugno, mentre il Piano definitivo dovrà essere inviato a Bruxelles entro il 1° settembre. In questa fase Ance ha già presentato osservazioni, evidenziando diverse criticità sugli ecosistemi urbani e sui possibili effetti sulla pianificazione comunale.

Ripristino della natura: i dettagli sul provvedimento italiano

Il decreto attribuisce inoltre a Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane, Autorità di Bacino ed Enti Parco la responsabilità dell’attuazione del Piano nei rispettivi ambiti territoriali.
Particolare attenzione viene riservata agli ecosistemi urbani. Il regolamento europeo impone infatti il mantenimento degli spazi verdi e delle alberature fino al 2030, con un successivo incremento dal 2031. Compiti che ricadranno principalmente su Comuni, Province e Città metropolitane. Nel testo viene però specificato che “restano ferme le competenze e funzioni in materia di pianificazione urbanistica”. Un punto considerato strategico anche nell’Intesa raggiunta in Conferenza Unificata il 18 marzo scorso, dove si sottolinea la necessità di salvaguardare gli strumenti urbanistici già approvati e la “potestà programmatoria locale”, evitando il rischio di blocchi amministrativi e potenziali contenziosi.
Prevista inoltre l’istituzione, presso il Ministero dell’Ambiente, di un Tavolo di indirizzo e coordinamento strategico con rappresentanti di Ministeri, Regioni e Comuni.
Resta infine aperto il tema delle risorse economiche. Il decreto stabilisce infatti che l’attuazione delle misure dovrà avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, utilizzando le risorse già disponibili. Una previsione che, soprattutto sul fronte del verde urbano, rende evidente la necessità di individuare strumenti finanziari dedicati e forme di incentivazione per sostenere gli interventi richiesti.