Un passaggio destinato a incidere sulla gestione del patrimonio naturale italiano nei prossimi anni è appena stato compiuto. Il Governo ha infatti inviato alla Commissione europea la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, dando così attuazione al Regolamento Ue 2024/1991. Ora il documento entra nella fase di valutazione europea, prima della definizione del Piano definitivo.
La proposta è stata predisposta sotto il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), con il contributo tecnico-scientifico di ISPRA e CREA e la partecipazione degli enti coinvolti nell’attuazione.
Il percorso di elaborazione ha previsto anche una consultazione pubblica, svolta dal 23 aprile al 24 giugno 2026, seguita da incontri con le principali realtà interessate: associazioni ambientaliste, agricole e forestali, rappresentanti della pesca e della caccia e soggetti attivi in ambito urbano
Ripristino della Natura: il Ministro Pichetto commenta il Piano
“Il ripristino della natura significa protezione e recupero della biodiversità, vuol dire rafforzare la resilienza degli ecosistemi contribuendo agli obiettivi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici”, ha spiegato il ministro Gilberto Pichetto, definendo il Piano “un investimento strategico per il futuro”.
Il ministro ha inoltre sottolineato l’importanza di un approccio che tenga insieme tutela del patrimonio naturale, sviluppo sostenibile e qualità della vita. “Abbiamo scelto un metodo di lavoro basato sul confronto - ha aggiunto -, perché il ripristino degli ecosistemi non può essere realizzato senza le comunità: gli agricoltori, i pescatori, i gestori del territorio, gli enti locali e tutti i soggetti interessati”.
Sul rapporto tra tutela ambientale e attività produttive si è soffermato anche Francesco Lollobrigida. “L'obiettivo è stato più volte ribadito: costruire un equilibrio tra la tutela dell'ambiente e la capacità del nostro sistema agricolo di produrre”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, aggiungendo che “la produttività non può prescindere per garantire la competitività del nostro sistema e la sicurezza alimentare della Nazione”.
La proposta passa ora all’esame della Commissione europea, che avrà sei mesi per valutarne la coerenza con gli obiettivi e gli obblighi stabiliti dal Regolamento. Le eventuali osservazioni saranno quindi recepite da MASE e MASAF, con il supporto di ISPRA e CREA.
L’obiettivo è arrivare alla trasmissione definitiva del Piano alla Commissione europea entro settembre 2027.