Ripristino della Natura: il parere degli urbanisti sul Piano

di Marco Zibetti
L'INU individua le criticità nel nuovo Piano nazionale per il Ripristino della Natura e propone modifiche su verde urbano, compensazioni e governance

Il Ripristino della Natura può diventare il punto di partenza per ripensare lo sviluppo delle città italiane, ma solo a condizione che le regole siano realmente applicabili. È questo il messaggio che emerge dalle osservazioni dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), che individua nel Piano Nazionale di Ripristino (PNR) un'importante occasione per promuovere rigenerazione urbana, tutela degli ecosistemi e riduzione del consumo di suolo, evidenziando però alcune criticità che potrebbero limitarne l’efficacia.
Nel contributo inviato a ISPRA nell’ambito della consultazione pubblica sul PNR, l’INU condivide l’obiettivo di preservare gli spazi verdi urbani e la copertura arborea ai livelli del 2024, ma ritiene che le modalità previste per raggiungerlo presentino diversi punti deboli.
Secondo l’Istituto, la bozza introduce con effetto immediato un vincolo di "non trasformabilità" delle aree verdi individuate attraverso dati satellitari, uno strumento che, a scala locale, rischia di non garantire un livello di precisione sufficiente. Per questo motivo, "la tutela delle aree verdi richiede una precisa identificazione catastale e urbanistica dei suoli interessati", mentre un database nazionale dovrebbe avere soprattutto una funzione di indirizzo.
L’INU propone quindi che siano i Comuni, attraverso specifiche varianti urbanistiche, a individuare con precisione le aree da tutelare, definendo usi del suolo, misure di salvaguardia e modalità di gestione. Inoltre, chiede una fase transitoria, che eviti effetti retroattivi su strumenti urbanistici, accordi già sottoscritti e procedimenti in corso.

Ripristino della Natura: il nodo delle compensazioni ambientali

Un secondo nodo riguarda il sistema delle compensazioni ambientali. Secondo l’Istituto, il Piano alterna il principio di equivalenza ecologica a criteri prevalentemente quantitativi, mentre sarebbe necessario introdurre una metodologia nazionale capace di valutare la qualità ecosistemica dei suoli. Questo consentirebbe ai Comuni di proteggere le aree realmente più preziose e di pianificare il ripristino di quelle con minore valore ambientale, contribuendo alla creazione di reti ecologiche e infrastrutture verdi e blu.
L’INU suggerisce inoltre di affidare a Regioni, Città Metropolitane e Province il compito di individuare ambiti ecologici di area vasta, concentrando gli interventi sui corridoi ecologici strategici. Infine, invita a rafforzare il coordinamento con gli strumenti di pianificazione territoriale e propone di affiancare ai Comuni un sistema nazionale di monitoraggio gestito da ISPRA, insieme a strumenti di supporto tecnico e formazione per facilitare l'attuazione del Piano.


Questo sito utilizza i cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy.