Salario minimo: i costruttori dicono no. Ecco perché

di Marco Zibetti
L’Associazione Nazionale dei costruttori Edili ribadisce il valore della contrattazione collettiva e i rischi di un salario minimo fissato per legge

Il dibattito sul salario minimo divide imprese e parti sociali. Nel corso di un'audizione alla Commissione Lavoro della Camera, l'Ance ha illustrato le proprie perplessità sul disegno di legge di iniziativa popolare che punta a introdurre una soglia minima di retribuzione. Una posizione che richiama il ruolo della contrattazione collettiva come strumento ritenuto più efficace per garantire tutele ai lavoratori e sostenibilità alle imprese.
Durante l'audizione sul disegno di legge n. 2179/C, dedicato all'istituzione del salario minimo, l'Associazione nazionale costruttori edili ha ribadito che la definizione dei trattamenti economici dovrebbe continuare a essere affidata ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Secondo l'Ance, sebbene la proposta richiami il valore della contrattazione nazionale, introduce comunque una soglia legale di 9 euro lordi l'ora, con aggiornamento annuale affidato a una Commissione istituita presso il Ministero del Lavoro. Una scelta che, a giudizio dell'Associazione, rischierebbe di limitare l'autonomia delle parti sociali, chiamate a definire le retribuzioni in base alle caratteristiche dei singoli comparti, alla produttività, all'andamento dell'economia e all'organizzazione delle imprese.

La contrattazione collettiva come risposta al salario minimo

L'Ance ha inoltre ricordato che il Decreto Lavoro 2026 ha introdotto il principio del cosiddetto "salario giusto", riconoscendo alla contrattazione collettiva il ruolo di riferimento per l'applicazione dell'articolo 36 della Costituzione e per la definizione di una retribuzione adeguata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.
Per l'Associazione, questo modello tutela il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative, preservando un sistema consolidato di relazioni industriali che bilancia tutela occupazionale e sostenibilità economica.
Tra le criticità evidenziate figura anche il rischio che una soglia retributiva fissata per legge possa favorire l'abbandono dei contratti collettivi di riferimento, con possibili effetti di dumping salariale e concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano nel rispetto delle regole.
Nel comparto delle costruzioni, infine, l'Ance sottolinea che i contratti collettivi garantiscono già livelli retributivi in linea con quelli indicati nella proposta di legge. Il sistema, articolato tra contrattazione nazionale e territoriale e integrato dalla bilateralità attraverso le Casse Edili, comprende infatti prestazioni legate a formazione, sicurezza, previdenza complementare, sanità integrativa e regolarità contributiva, elementi che concorrono al trattamento economico complessivo dei lavoratori. Per queste ragioni, l'Associazione ritiene che l'attuale quadro normativo sia già adeguato e non renda necessario introdurre il salario minimo nei termini previsti dal disegno di legge.


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