1. Home
  2. Notizie e Mercato
  3. Sistemi di accumulo termico: l’innovazione guarda ai sali fusi

Sistemi di accumulo termico: l’innovazione guarda ai sali fusi

di
Sistemi di accumulo termico: l’innovazione guarda ai sali fusi
Il progetto SALTOpower esplora soluzioni per i sistemi di accumulo termico, per aumentare la flessibilità e ridurre la dipendenza dalle batterie al litio

L’interesse verso i sistemi di accumulo termico sta crescendo rapidamente in Europa, spinto dalla necessità di garantire continuità e stabilità in un contesto caratterizzato da fonti rinnovabili intermittenti. In questo scenario si inserisce il progetto europeo SALTOpower, finalizzato a promuovere i sistemi a sali fusi come risposta concreta al fabbisogno di stoccaggio energetico. Tra i partner coinvolti anche ENEA, tramite il Laboratorio Energia e accumulo termico del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili.
La diffusione delle rinnovabili non programmabili sta infatti accelerando la domanda di soluzioni di accumulo. Oggi il riferimento principale sono le batterie agli ioni di litio, ma la forte concentrazione della filiera produttiva in Cina solleva interrogativi sull’autonomia industriale europea e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
Il progetto SALTOpower punta quindi a studiare l’integrazione dei sistemi a sali fusi all’interno di hub energetici multifunzionali, capaci di combinare vettori elettrici, termici e chimici in un’unica infrastruttura.

Il ricercatore svela i dettagli sui nuovi sistemi di accumulo termico

“Le miscele di sali nitrati, comunemente utilizzate come fertilizzanti, mettono insieme diverse proprietà favorevoli per un loro uso come fluidi termici, quali l’alta stabilità, la buona capacità termica, la bassa pressione di vapore e gli ampi intervalli di temperatura operativa. Queste caratteristiche li rendono adatti per applicazioni ad alte temperature, come l’industria chimica, e rappresentano oggi uno standard negli impianti solari termodinamici”, evidenzia il ricercatore Marco D’Auria, referente ENEA del progetto.
Nel dettaglio, i sali fusi vengono analizzati come tecnologia di accumulo in grado di immagazzinare energia nei momenti di surplus produttivo e rilasciarla quando la domanda cresce o la produzione cala. Un meccanismo che consente di rendere più stabile e flessibile il sistema energetico.
“Adottare la tecnologia a sali fusi, sia integrandola che in alternativa ad altre soluzione di stoccaggio di energia, garantirebbe l’indipendenza nell’approvvigionamento delle materie prime, considerato che si ricorrerebbe all’utilizzo di materiali abbondanti in Europa come l’acciaio e/o facilmente reperibili come i sali a base di nitrati.”, aggiunge D’Auria
Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla modularità e dalla scalabilità, che rendono questi sistemi adatti anche a contesti isolati o difficilmente serviti dalle infrastrutture tradizionali.
Le prospettive europee confermano l’urgenza della transizione: entro il 2030 sarà necessario raggiungere una capacità di accumulo compresa tra 200 e 400 GWh per sostenere la flessibilità della rete, mentre al 2050 il fabbisogno salirà a livelli dell’ordine dei TWh. Oggi, con circa 77 GWh installati in batterie, l’Europa copre solo una minima parte della domanda futura di stoccaggio energetico.