Quale ruolo ha avuto ed ha l’Autorità nella liberalizzazione?
L’azione dell’Autorità per l’energia si muove principalmente lungo due direzioni, secondo quanto previsto dalla sua legge istitutiva: la tutela dei consumatori e la promozione della concorrenza.
In sostanza, l’operato dell’Autorità è volto a fare in modo che la scelta dei consumatori sia sempre più libera, consapevole e conveniente in un contesto dove la concorrenza tra gli operatori possa svilupparsi senza barriere e frizioni, in una sorta di par condicio regolamentare. In questo senso, ad esempio, l’Autorità ha: stabilito modalità chiare per il processo di cambio fornitore; intensificato il monitoraggio dei mercati; contribuito alla creazione ed evoluzione di mercati organizzati, quali la borsa e i mercati a termine.
Un mercato libero e concorrenziale si basa sia sulla definizione delle regole di buon funzionamento, sia su un’attenta vigilanza che le stesse vengano rispettate.
Quali sono stati i benefici per i consumatori fino ad ora?
Sono già stati garantiti risultati importanti: nel settore elettrico, ad esempio, una riduzione di oneri stimabile in più di 4,5 miliardi di euro all’anno, rispetto al 1999. A questo dato ha contribuito, per il 40%, la diminuzione di componenti tariffarie regolate e, per il 60%, la pressione competitiva che ha indotto investimenti per impianti nuovi e più efficienti.
La tutela dei consumatori, in particolare di famiglie e piccole imprese, è stata rafforzata con il contenimento delle tariffe e dei prezzi di riferimento dell’energia, evitando che si riversassero sui consumatori gli eventuali costi per inefficienze del sistema o legati ad ingiustificati extra-profitti delle imprese.
Qual è il prezzo dell’elettricità pagato oggi dalle famiglie?
Dal 1° aprile 2011, il “prezzo di riferimento” dell’energia elettrica, cioè quello applicato a tutte le famiglie che non hanno sottoscritto contratti sul mercato libero, è di circa 16,18 centesimi di euro al kilowattora.
Rispetto al trimestre precedente, il nuovo prezzo corrisponde ad un aumento del 3,9%, ovvero di 16,5 euro all’anno per una famiglia-tipo che consuma in media 2.700 kilowattora con una potenza impegnata di 3 kW. Tale aumento del 3,9% è determinato dalla somma di un + 0,9%, sostanzialmente dovuto all’andamento crescente dei prezzi sui mercati delle quotazioni petrolifere (+ 45% negli ultimi 12 mesi, + 145% in due anni), e di un +3% dovuto al forte incremento degli oneri per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, che ha ormai raggiunto l’importo complessivo di 4,9 miliardi di euro (comprensivi di 1,4 miliardi per i certificati verdi e di ben 2,4 miliardi per il fotovoltaico).
Adesso, qual è il peso delle singole voci che compongono la bolletta?
La spesa media annua della famiglia-tipo è pari a 437 euro, così ripartita: 257 euro (58,68% del totale della bolletta) per i costi di approvvigionamento dell’energia elettrica e di commercializzazione al dettaglio; 67 euro (15,36%) per i servizi tariffati a rete (cioè trasmissione, distribuzione e misura); 51 euro (11,75%) per gli oneri generali di sistema e 62 euro (14,21%) per le imposte.
È possibile sapere da quali fonti viene prodotta l'energia che acquistiamo?
Le imprese di vendita sono tenute a rendere disponibili ai clienti finali le informazioni relative al proprio mix di approvvigionamento, riferendosi ai due anni precedenti: debbono sempre includerle nel materiale promozionale presentato al cliente in fase pre-contrattuale e nelle schede di confrontabilità consegnate con il contratto da sottoscrivere. I primi dati sul proprio mix saranno quelli riferiti all'anno 2010: ovviamente, verranno presentati non appena disponibili (quindi nel corso dell'anno 2011).
Nel frattempo, debbono essere utilizzati i dati riferiti al mix energetico "medio nazionale": ciò vale per gli anni 2008 e 2009.
Le informazioni sul mix devono essere riportate nei siti internet delle imprese di vendita entro il 31 maggio di ogni anno, nonché nelle bollette con frequenza almeno quadrimestrale.
Quali criticità vanno ricordate per le rinnovabili, pensando alla bolletta?
L'Autorità ha espresso più volte, nel corso degli ultimi anni, la convinzione che le fonti rinnovabili costituiscano una grande opportunità, non solo per quanto riguarda la diversificazione delle fonti e la protezione ambientale, ma anche per la ricerca, la filiera industriale e l'occupazione. Proprio per questi motivi, i sistemi d’incentivazione ed i relativi oneri in bolletta dovrebbero essere definiti e dimensionati con criteri di massima efficienza e secondo livelli di sicura sostenibilità.
Attenzione, infatti: per le bollette degli italiani si profilano rischi di aumenti rilevanti per effetto dell’attuale sistema d’incentivazione, fra i più profittevoli al mondo, che ha un impatto crescente: in bolletta, si è passati dai 2,5 miliardi di euro del 2009 ai 3,4 miliardi del 2010. Nel 2011 il conto potrebbe arrivare, in assenza d’interventi, fino a 5,7 miliardi di euro.
Secondo le migliori stime ad oggi possibili, se tutti gli impianti che sono stati dichiarati terminati entrassero realmente in esercizio entro il 30 giugno 2011, in Italia potrebbero esserci a quella data 180.000 impianti fotovoltaici, con una potenza installata di 6.500 MW, una producibilità di 8 TWh e un conseguente costo per il sistema elettrico prossimo ai 3 miliardi di euro su base annua.
Se a questi impianti si aggiungessero i 3.000 MW preventivati con il decreto 6 agosto 2010, l'obiettivo nazionale al 2020 per il fotovoltaico, verrebbe raggiunto già nel 2013, con 7 anni di anticipo ed a costi molto più elevati per il sistema, sulla base di tecnologie più costose e meno efficienti rispetto a quelle che potrebbero svilupparsi nei prossimi anni.
Peraltro, dal 2001 ad oggi, gli italiani hanno già pagato oltre 23 miliardi di euro per il sistema “Cip6” (a sostegno alle fonti rinnovabili e assimilate) e, nonostante la prevista risoluzione anticipata delle convenzioni, i costi potrebbero nuovamente aumentare per effetto di recenti leggi che hanno riconosciuto questi incentivi anche agli impianti alimentati da rifiuti. Nel 2010 il Cip6, con esclusivo riferimento alle fonti rinnovabili, ha comportato un onere di 0,78 miliardi di euro. Se ad esse si sommano le fonti assimilate, il costo complessivo in bolletta è stato pari a circa 1,8 miliardi di euro.
Tutto ciò impatta sulle già evidenti criticità a livello di reti; criticità relative alla “saturazione virtuale” (per effetto della prenotazione di capacità di trasporto a fini speculativi, senza che poi vengano realizzati gli impianti) e alla “saturazione reale” della capacità di trasporto che, in alcune zone del Paese, già oggi non consente di trasportare tutta la produzione elettrica da fonti rinnovabili che potrebbe essere immessa in rete.
* Questo articolo è tratto da Comunicare Energia, N° 3 Mag-Giu 2011.
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