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Tensioni internazionali: quanto costano alle imprese?

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Tensioni internazionali: quanto costano alle imprese?
Le tensioni internazionali hanno pesato sull’economia italiana tra energia, credito ed export: vediamo insieme che cifra raggiunge il conto per le imprese

Pur essendo a migliaia di chilometri di distanza, le guerre stanno lasciano segni profondi sulla nostra economia. Negli ultimi cinque anni, le tensioni internazionali hanno attraversato il sistema produttivo italiano incidendo su energia, credito e commercio estero. Il conto complessivo è particolarmente pesante e restituisce la misura di quanto gli shock geopolitici possano ripercuotersi sulle imprese. Facciamo la conta dei danni.
Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, presentata il 28 ottobre durante l’Assemblea della Confederazione, tra il 2022 e il 2026 l’economia italiana ha accumulato un impatto negativo di 296,3 miliardi di euro. La stima considera gli effetti della guerra in Ucraina, delle tensioni in Medio Oriente, delle crisi energetiche, della stretta monetaria e della svolta protezionistica degli Stati Uniti.

Energia, credito ed export: dove si concentra il costo

La voce più rilevante è quella legata all’energia. Il maggior costo delle importazioni ha raggiunto 130,7 miliardi di euro nel quinquennio, pari al 44,1% dell’impatto complessivo e a una media di 26,1 miliardi all’anno.
Al secondo posto figurano gli oneri finanziari sostenuti dalle imprese, arrivati a 77,5 miliardi, ovvero il 26,2% del totale.
Le minori esportazioni hanno invece determinato una perdita di 88 miliardi, corrispondente al 29,7% del conto complessivo. A pesare maggiormente sull’export è stata la Germania, con 52,4 miliardi di minori vendite. Seguono Russia, Ucraina e Bielorussia, che insieme hanno generato perdite per 30,2 miliardi, mentre il Medio Oriente ha inciso per altri 5,4 miliardi.

Il picco nel 2022 e la nuova risalita nel 2026

L’impatto maggiore si è registrato nel 2022, con 97,6 miliardi di euro, pari al 4,9% del Pil, soprattutto a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia. Il valore è poi sceso a 61 miliardi nel 2023, a 50,7 miliardi nel 2024 e a 36,2 miliardi nel 2025. Per il 2026 la stima torna a salire, raggiungendo 50,8 miliardi.
Nel complesso, la perdita media annuale è stata di 59,3 miliardi di euro.

Lombardia prima per impatto

A livello regionale, la Lombardia registra il costo più elevato, con 68,5 miliardi di euro, pari al 23,1% del totale nazionale. Seguono Emilia-Romagna (31,6 miliardi), Veneto (31,4 miliardi), Toscana (31,1 miliardi), Lazio (27,4 miliardi) e Piemonte (25,6 miliardi).
Tra le province, invece, il primato spetta a Milano, con 24,9 miliardi di euro. Roma si colloca al secondo posto con 20,2 miliardi, seguita da Torino (11,1 miliardi), Firenze (10,5 miliardi), Brescia (9,6 miliardi) e Monza e Brianza (9,3 miliardi).