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Testo Unico Edilizia: gli architetti indicano i principi chiave

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Testo Unico Edilizia: gli architetti indicano i principi chiave
Norme più chiare, procedure uniformi e una netta distinzione tra edilizia e urbanistica. Gli architetti dicono la loro sul nuovo Testo Unico Edilizia

Il Testo Unico Edilizia è ancora al centro del dibattito. Dopo la pubblicazione sul sito della Presidenza della Repubblica dell’atto che autorizza la presentazione alle Camere del disegno di legge di riforma, il tema è entrato nel vivo del dibattito istituzionale. Un passaggio che apre interrogativi rilevanti sul futuro delle regole che governano il settore delle costruzioni e sul delicato equilibrio tra edilizia, urbanistica e responsabilità professionali.
Di questi aspetti si è discusso durante un incontro tra l’onorevole Erica Mazzetti e il rappresentante del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC). Nel corso del confronto sono stati evidenziati alcuni punti ritenuti centrali per la revisione della disciplina: semplificazione normativa, maggiore razionalità del sistema, procedure uniformi su tutto il territorio nazionale e una chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità di professionisti e imprese.
Il CNAPPC auspica che la riforma del Testo Unico Edilizia possa essere approvata entro la fine della legislatura, ma sottolinea come la costruzione di un quadro normativo organico non possa prescindere da un riferimento chiaro ai principi fondamentali del governo del territorio. Senza una definizione precisa di questi principi nella legislazione statale, infatti, il rischio è quello di creare sovrapposizioni tra competenze e ambiti disciplinari.

Testo Unico Edilizia: quali cardini per gli architetti?

Secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, bisogna evitare che il tema del governo del territorio venga ricondotto a un provvedimento settoriale, con il pericolo di inglobare l’urbanistica nell’ambito dell’edilizia. Alcuni passaggi della delega, osservano gli architetti, sembrano infatti suggerire una possibile sovrapposizione tra i due ambiti, un’ipotesi che andrebbe scongiurata per mantenere chiari i confini tra pianificazione urbanistica e disciplina edilizia.
Nel confronto è emerso anche il tema della rigenerazione urbana. Per il CNAPPC questo processo dovrebbe essere affrontato all’interno di una strategia complessiva di trasformazione delle città e non limitarsi a una semplice somma di interventi edilizi. In questa prospettiva, la revisione delle categorie di intervento dovrebbe evitare sovrapposizioni con la normativa urbanistica e superare l’attuale impostazione che ricomprende nella “ristrutturazione edilizia” operazioni molto diverse tra loro, dalla modifica degli edifici fino alla demolizione e ricostruzione, alla sostituzione edilizia e agli ampliamenti volumetrici anche in deroga agli strumenti urbanistici.
Il Consiglio Nazionale degli Architetti ha infine ribadito la propria disponibilità a collaborare durante l’iter parlamentare della riforma, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di una normativa più chiara e coerente, capace di consentire ai professionisti di operare all’interno di un quadro regolatorio certo e privo di ambiguità.


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