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Testo Unico Edilizia: quali criticità vedono gli ingegneri?

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Testo Unico Edilizia: quali criticità vedono gli ingegneri?
La revisione del Testo Unico Edilizia è al centro del confronto: tra aperture e criticità, gli ingegneri chiedono equilibrio e maggiore coinvolgimento tecnico

L’attuale Testo Unico Edilizia mostra tutti i segni del tempo: aggiornato a più riprese, ma mai davvero ripensato. Cresce la necessità di un salto di qualità normativo. Ma cosa manca davvero per costruire un sistema più efficace e al passo con gli obiettivi europei?
A sollevare il tema è Angelo Domenico Perrini, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), intervenuto al convegno “Il progetto di nuovo Codice delle Costruzioni” alla Camera dei Deputati. “Il vigente Testo Unico dell’Edilizia è più che maggiorenne, serve un Codice integralmente nuovo”, ha affermato, sottolineando come non sia più sufficiente intervenire con modifiche puntuali, ma sia necessario un impianto normativo completamente rinnovato, preferibilmente di rango legislativo.
Nel dibattito, il CNI ha espresso apprezzamento per il disegno di legge delega attualmente all’esame del Parlamento. Un percorso al quale il Consiglio aveva già contribuito, insieme ad architetti e geometri, durante la consultazione promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tre le priorità avanzate: responsabilità professionale non solidale e limitata nel tempo, introduzione del fascicolo digitale del fabbricato con anagrafe delle costruzioni, e revisione delle norme tecniche. “Tutti e tre i punti sono stati recepiti”, ha evidenziato Perrini, parlando di un dialogo istituzionale efficace.

Cosa va ripensato nel Testo Unico Edilizia?

Secondo il CNI, l’impostazione della riforma è condivisibile perché punta a sostituire l’attuale quadro normativo, evitando ulteriori sovrapposizioni. Restano però alcune criticità. La prima riguarda lo stato legittimo degli immobili: la responsabilità attribuita al professionista nell’asseverare i titoli pregressi, anche sotto il profilo penale, viene considerata eccessiva rispetto al reale controllo esercitabile dal tecnico.
Altro nodo è quello della doppia conformità. Se per le difformità minori si intravede un’apertura verso la semplificazione, nelle aree sismiche resta l’obbligo di rispettare sia le norme vigenti al momento della realizzazione sia quelle attuali. Un vincolo che rischia di rendere molte sanatorie impraticabili, ostacolando di fatto anche gli interventi di messa in sicurezza.
Infine, perplessità emergono sul rapporto con la pianificazione urbanistica. La possibilità di interventi senza strumenti attuativi e di cambi d’uso in deroga solleva dubbi sulla coerenza complessiva dello sviluppo territoriale. Per il CNI, è necessario affiancare alla riforma edilizia una revisione organica della normativa urbanistica, orientata alla rigenerazione, alla sostenibilità e alla qualità dei servizi.
“La legge delega è un punto di partenza, non di arrivo”, ha concluso Perrini, ribadendo l’importanza dei decreti attuativi e chiedendo un coinvolgimento strutturato delle professioni tecniche nella definizione del nuovo Codice. Un passaggio cruciale per trasformare le intenzioni in una riforma realmente efficace.


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