✕

Transizione demografica: quale futuro per i professionisti?

di Marco Zibetti
La transizione demografica mette alla prova le libere professioni: Confprofessioni indica le priorità per favorire il ricambio e sostenere il settore

Il futuro delle libere professioni passa anche dalla capacità di affrontare un fenomeno con cui è alle prese il mercato del lavoro. Si tratta della transizione demografica che rischia di accentuare alcuni squilibri, rendendo più difficile il ricambio generazionale e mettendo sotto pressione modelli organizzativi ancora molto frammentati. Da qui nasce la richiesta di Confprofessioni di intervenire con misure concrete su accesso alla professione, carriera, genitorialità e organizzazione degli studi.
Nel corso dell’audizione alla Camera sugli effetti economici e sociali della transizione demografica, Raffaele Loprete, delegato alle Pari Opportunità e ai Giovani di Confprofessioni, ha indicato quattro priorità: accompagnare il passaggio generazionale negli studi, rendere il praticantato economicamente sostenibile, rafforzare le tutele per i professionisti con figli e favorire la crescita delle strutture professionali.

Il ricambio generazionale negli studi

Secondo Ludovica Zichichi, ricercatrice dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, la quota di professionisti con almeno 55 anni è salita dal 21% al 34% in quindici anni. “Il valore di uno studio sta nel rapporto di fiducia con i clienti, che non si trasferisce con la semplice cessione dei contratti. Quando il passaggio non è preparato lo studio chiude”.
Occorre quindi un affiancamento tra professionisti senior e giovani, favorendo ingressi progressivi nelle strutture. Tra le proposte figura un maggiore accesso al credito attraverso il Fondo di garanzia per le PMI, con coperture elevate e senza commissioni di istruttoria per chi acquista uno studio o una quota.

L’accesso alla professione e il praticantato

Anche l’ingresso dei giovani rappresenta un nodo da affrontare. La propensione alla libera professione è aumentata del 18% dal 2011, ma le condizioni economiche possono ostacolare il ricambio. “Chiediamo più pratica durante gli studi, l’avvio del tirocinio già all’università e che il praticantato preveda un rimborso spese e un compenso”.
Confprofessioni sostiene inoltre le disposizioni in discussione alla Camera, che prevedono rimborso delle spese e possibilità di compenso per i praticanti, chiedendo che tali principi siano effettivamente applicabili nei decreti attuativi.

La genitorialità e il divario di genere

La componente femminile rappresenta ormai il 39% dei professionisti, ma le responsabilità familiari continuano a incidere sulle carriere. “Con un figlio sotto i tre anni, una professionista su tre lavora a tempo parziale”, ha spiegato Zichichi, evidenziando anche il progressivo ampliamento del divario reddituale rispetto ai colleghi uomini.
Confprofessioni sostiene il rafforzamento di indennità e congedi per la Gestione separata INPS. “Quattro professioniste su cinque considerano la maternità un rischio per la carriera”, ha sottolineato Loprete, richiamando la necessità di considerare il tema come una questione economica e non soltanto privata.

Le aggregazioni e l’innovazione

Infine, la Confederazione punta a ridurre la frammentazione degli studi: quelli senza dipendenti sono passati dall’83,6% del 2012 all’87,4% del 2024. "La dimensione delle strutture conta", ha osservato Zichichi, rilevando una maggiore produttività negli studi più grandi.
Tra le richieste figurano modifiche al regime forfettario, il superamento della duplicazione del contributo integrativo e incentivi agli investimenti in innovazione. L’obiettivo è consentire agli studi di rafforzare capitale umano e tecnologie, comprese software, cybersecurity e intelligenza artificiale.


Questo sito utilizza i cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy.