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Troppi “no” frenano il rilancio del Paese

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Troppi “no” frenano il rilancio del Paese
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Fillea Cgil: “Così non si può andare avanti perché il prezzo lo stanno pagando prima di tutto i disoccupati che non trovano lavoro e i lavoratori che rimangono a casa”

L’Italia è, troppo spesso, il Paese dei “no”. Questo è un problema, perché si viene a creare una situazione di immobilismo proprio in un momento in cui ci sarebbe bisogno di ripartire. Il sindacato Fillea Cgil sottolinea la questione.

“In questa fase di crisi per il Paese, di blocco degli investimenti privati e di incapacità di spesa per quelli pubblici, troppi ‘no’ rischiano di affossare definitivamente il settore delle costruzioni. Dalla Gronda alla Tav, da Progetto Italia alla Tap, troppi egoismi, speculazioni elettorali, difesa di orticelli vari, vedono prevalere i signor no”. Così denuncia in una nota il segretario generale Alessandro Genovesi.

“Una volta si invoca l’analisi costi-benefici, una volta la difesa dei piccoli e del mercato, un'altra volta ancora per far dimenticare qualche ‘sì’ dato su altri argomenti, si mettono paletti ridicoli su un'opera infrastrutturale fondamentale. Così non si può andare avanti, perché il prezzo lo stanno pagando i disoccupati che non trovano lavoro, i lavoratori che, nonostante abbiano cantieri per cui lavorare, rimangono a casa e le tante imprese che, pur volendo scommettere sul nostro Paese, ci guardano con diffidenza, incapaci di progettare a medio termine”.

Cosa servirebbe al Paese?

“E’ ora - continua Genovesi - che prevalgano gli interessi generali, che si torni a operazioni di sistema come Progetto Italia, con il sostegno di Cassa Depositi e Prestito e delle principali banche, che si rimetta in moto laprogrammazione sulle grandi opere, i piani per la manutenzione straordinaria del territorio e lo si faccia dando gambe a grandi player industriali. Questo è quello che serve al Paese, alle aziende e ai fornitori della filiera delle costruzioni (edilizia, ma anche produttori di materiali)”.

“Probabilmente, il grido d’allarme e le proposte lanciate dallo sciopero generale dei lavoratori del settore del 15 marzo scorso non sono state colte. Probabilmente, insieme a Filca Cisl e Feneal Uil, dovremo, in autunno, chiamare nuovamente le lavoratrici e lavoratori in piazza, insieme alle nostre confederazioni”, conclude il segretario Fillea.