Il turismo italiano entra in una nuova fase di trasformazione, sostenuto da un intervento pubblico che punta a cambiare il modo stesso di vivere e organizzare l’accoglienza. Un provvedimento appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale mette infatti a disposizione 109 milioni di euro per accompagnare la crescita del comparto tra innovazione e sostenibilità, con un’attenzione particolare alla destagionalizzazione dei flussi.
L’obiettivo è chiaro: rendere il turismo più continuo lungo tutto l’anno e più moderno, in linea con le aspettative dei viaggiatori del 2026. Il decreto del Ministero del Turismo prevede un pacchetto di risorse composto da 59 milioni a fondo perduto e 50 milioni in finanziamenti agevolati, destinati a sostenere interventi mirati sulle strutture ricettive e sulle attività produttive del settore.
Turismo: i dettagli sul decreto per la riqualificazione energetica
Gli investimenti ammessi riguardano principalmente la riqualificazione energetica degli edifici turistici, ma anche l’introduzione di tecnologie avanzate per digitalizzazione, automazione e sistemi di monitoraggio intelligente. Un insieme di azioni pensate per migliorare l’efficienza energetica, ridurre i consumi e incrementare l’utilizzo di fonti rinnovabili, con un impatto diretto sulla capacità di attrarre visitatori anche nei periodi tradizionalmente meno affollati.
La platea dei beneficiari è ampia e comprende operatori individuati attraverso diversi codici ATECO, ricomprendendo quindi una varietà significativa di attività legate all’accoglienza e ai servizi turistici.
La gestione operativa della misura è stata affidata a Invitalia, che si occuperà di tutte le fasi: dalla ricezione e valutazione delle domande fino alla concessione ed erogazione dei contributi, oltre alle attività di controllo e monitoraggio.
“Questa è una bella notizia per il settore. Si conferma l’impegno del governo Meloni, che da sempre tiene al centro delle proprie politiche il turismo, puntando sulla sostenibilità e sull’innovazione di un settore, pilastro fondamentale dell’economia nazionale, che gli analisti stimano valere, con l’indotto, fino ad un quarto dell’intero PIL italiano”.