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Accordi quadro: uno strumento che penalizza i “piccoli”?

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Accordi quadro: uno strumento che penalizza i “piccoli”?
Fondazione Inarcassa presenta a Bruxelles le criticità del sistema degli accordi quadro e le proposte per riformare le regole europee. Ecco cosa va cambiato

Gli accordi quadro sono sotto la lente delle istituzioni europee. È questo il tema al centro della nuova missione di Fondazione Inarcassa a Bruxelles, dove l'ente sta portando avanti un confronto con Commissione e Parlamento europeo per chiedere una revisione delle regole che disciplinano questo strumento negli appalti dei servizi di ingegneria e architettura. Un dossier che, secondo la Fondazione, potrebbe avere conseguenze rilevanti sul futuro del settore e sull'accesso al mercato da parte di professionisti e PMI.
Dopo una prima serie di incontri avvenuta a maggio, Fondazione Inarcassa è tornata nella capitale europea per confrontarsi con i rappresentanti dei gabinetti di tre vicepresidenti esecutivi della Commissione europea e con diversi europarlamentari. Al centro delle discussioni, le criticità generate dall'utilizzo sempre più esteso degli accordi quadro negli affidamenti pubblici.
Secondo la Fondazione, uno strumento concepito per rendere più rapide ed efficienti le procedure della Pubblica Amministrazione starebbe producendo effetti indesiderati, favorendo la concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi operatori e riducendo progressivamente gli spazi di partecipazione per studi professionali e piccole e medie imprese.

Il presidente di Fondazione Inarcassa boccia gli accordi quadro

"L'esperienza degli ultimi anni dimostra, in modo inequivocabile, che l'uso degli accordi quadro sta distruggendo il mercato dei servizi di ingegneria e architettura", ha affermato il presidente Andrea De Maio. Un fenomeno che, ha aggiunto, deriva dall'accorpamento di numerosi affidamenti in poche gare di importo elevato, capaci di favorire soprattutto i grandi gruppi, spesso multinazionali.
Per De Maio il problema riguarda anche la natura stessa dello strumento. "Gli accordi quadro nascono per prestazioni standardizzate e ripetitive, la progettazione invece è per sua natura unica e strettamente legata al contesto". Applicare questo modello ai servizi professionali, sostiene la Fondazione, rischia quindi di penalizzare la qualità delle prestazioni e di indebolire la presenza dei professionisti sul territorio.
Un ulteriore ostacolo riguarda i requisiti di partecipazione, spesso calcolati sul valore complessivo degli accordi e non sui singoli incarichi. Una condizione che rende difficile l'accesso alle gare per molte PMI e per i professionisti, con effetti negativi sulla concorrenza.
Da qui la richiesta avanzata a Bruxelles: introdurre una disciplina più rigorosa degli accordi quadro, valutando anche un divieto esplicito per i servizi di natura intellettuale, a partire da quelli di ingegneria e architettura. Tra gli obiettivi indicati da Fondazione Inarcassa figurano inoltre la rimozione delle barriere all'accesso agli appalti pubblici, una maggiore valorizzazione della qualità rispetto al prezzo, il rafforzamento dell'indipendenza del progettista e misure più efficaci contro i ritardi nei pagamenti.
La Fondazione sottolinea infine come le preoccupazioni emerse non riguardino soltanto l'Italia. Durante gli incontri europei è stato avviato un confronto con organizzazioni di altri Stati membri per costruire una posizione condivisa in vista della revisione delle Direttive Appalti e dell'eventuale introduzione di un capitolo specifico dedicato ai servizi intellettuali.