Crisi energetica, bollette sotto pressione e prezzi dell’elettricità sempre più esposti alle tensioni internazionali. Per Legambiente, quanto sta accadendo dopo il nuovo conflitto che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele ripropone uno schema già visto: ogni crisi geopolitica si traduce in nuove impennate sui mercati di gas e petrolio, con ripercussioni dirette sui costi sostenuti da famiglie e imprese. Un fenomeno che, secondo l’associazione ambientalista, evidenzia ancora una volta la fragilità del sistema energetico italiano.
Nella sua analisi, Legambiente sostiene che alle tensioni internazionali sia seguita la consueta fase speculativa legata alle fonti fossili, con effetti immediati sulla bolletta energetica nazionale. Una situazione che, secondo l’Associazione, si ripete da anni senza che siano state tratte sufficienti lezioni dalle esperienze precedenti.
L’organizzazione critica inoltre la strategia adottata dall’Italia negli ultimi anni, basata sulla ricerca di nuovi accordi per l’approvvigionamento di gas all’estero. Un approccio che, a suo giudizio, rischia di sostituire una dipendenza con un’altra senza affrontare il problema strutturale dei costi dell’energia.
A sostegno della propria posizione, Legambiente richiama i dati europei sui prezzi dell’elettricità. Nei primi mesi del 2026, il costo medio in Italia ha raggiunto 130,5 euro/MWh, contro i 99,8 euro/MWh della Germania, i 70,4 euro/MWh della Francia e i 42,5 euro/MWh della Spagna.
Per l’Associazione, il caso spagnolo dimostrerebbe come una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili possa contribuire a contenere i prezzi. In Spagna, infatti, la produzione elettrica da energie pulite copre il 58% dei consumi, riducendo l’esposizione alle oscillazioni del mercato del gas. In Italia, dove le rinnovabili superano di poco il 40% della domanda elettrica, il gas ha inciso sulla formazione del prezzo finale dell’energia per l’89% delle ore dall’inizio del 2026. La stessa quota è stata del 40% in Germania e del 15% in Spagna.
Le rinnovabili sono la soluzione alla crisi energetica
Legambiente sottolinea inoltre come gli investimenti globali nel settore energetico si stiano orientando sempre più verso le tecnologie pulite. Citando i dati dell’International Renewable Energy Agency (IRENA), l'Associazione evidenzia che nel 2025 l’85% della nuova capacità elettrica installata nel mondo è stata alimentata da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, mentre fossili e nucleare hanno rappresentato complessivamente il restante 15%.
Tra gli esempi riportati figura anche quello degli Stati Uniti. Secondo i dati della Solar Energy Industries Association (SEIA), richiamati da Legambiente, nel 2025 il 92% della nuova potenza elettrica installata nel Paese è riconducibile a fonti pulite: 54% fotovoltaico, 25% sistemi di accumulo e 13% eolico. Solo l’8% sarebbe invece legato al gas naturale, mentre il nucleare non avrebbe contribuito alla nuova capacità installata.
Per Legambiente, questi numeri mostrano come il mercato energetico internazionale stia ormai puntando in modo crescente su rinnovabili, accumuli e reti elettriche, mentre continuare a fare affidamento sul gas rischia di mantenere elevata l’esposizione dell’Italia alle crisi geopolitiche e alle conseguenti oscillazioni dei prezzi.
