La digitalizzazione della PA entra nella sua fase delicata: dopo la corsa agli investimenti e il completamento dei progetti, si apre ora una sfida meno visibile ma decisiva. Non basta aver costruito infrastrutture e servizi digitali: il vero banco di prova è farli funzionare nel tempo. È da qui che parte il nuovo capitolo raccontato nel convegno promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
La Missione 1 Componente 1 del PNRR ha attivato oltre 6,7 miliardi di euro complessivi per innovazione, sicurezza e trasformazione digitale della PA. Con la chiusura dei progetti al 31 marzo, l’attenzione si sposta sulla gestione di quanto realizzato, affinché l’investimento generi valore concreto.
I dati evidenziano luci e ombre. Sul fronte infrastrutturale, la quasi totalità dei Comuni ha aderito ai programmi per il cloud e una larga parte ha avviato la dismissione dei server, ma solo una quota più ridotta ha completato il percorso. Crescono backup e sistemi di sicurezza, mentre gli attacchi informatici dichiarati restano contenuti. Nella digitalizzazione amministrativa, la maggioranza degli enti ha informatizzato atti e comunicazioni, ma il superamento definitivo della carta riguarda ancora meno di un terzo dei casi. Anche la condivisione dei fascicoli digitali resta limitata. Sul lato dei servizi, molti Comuni offrono già prestazioni online e hanno aderito alle piattaforme nazionali, ma il loro utilizzo effettivo è ancora parziale.
Un nodo centrale riguarda la governance: tre quarti degli enti affidano l’ICT a fornitori esterni, mentre nei piccoli Comuni il Responsabile della Transizione Digitale ha spesso un profilo amministrativo.
Digitalizzazione della PA: gli interventi al convegno
“La digitalizzazione è stata una grande impresa - ha affermato Carla Cappiello -, ma ora va gestita la fase successiva. Molti sono partiti, non tutti sono arrivati. E per chi è arrivato, il traguardo è solo l’inizio”. La sfida, quindi, è garantire manutenzione, evoluzione e qualità dei servizi, anche attraverso competenze adeguate all’interno della PA.
Sulla stessa linea Angelo Domenico Perrini: “I numeri raccontano una stagione straordinaria, ma ora arriva il lavoro vero: la gestione nel tempo. I fondi PNRR sono un debito e devono produrre risultati”. Per Gaetano Manfredi, “un Comune più digitale è più accessibile ed efficiente”.
Guardando avanti, emergono tre priorità: sostenibilità degli interventi, rafforzamento delle competenze (a partire dal ruolo del Responsabile per la Transizione Digitale) e una governance più strutturata, capace di trattare le infrastrutture digitali come opere complesse.
Dagli interventi è emersa anche l’esigenza di colmare il gap di competenze e rendere la PA più attrattiva per tecnici e ingegneri, valorizzando il contributo dei professionisti e migliorando la collaborazione con i fornitori.
In chiusura, Elio Masciovecchio ha sottolineato il ruolo centrale degli ingegneri: “Sono il primo fattore dell’innovazione. Ma serve un passo in più: l’innovazione deve essere anche etica”, richiamando la funzione degli Ordini nel garantire competenze e deontologia.
La trasformazione digitale della PA, dunque, non si conclude con il PNRR: entra nella sua fase più complessa, quella che determinerà il reale impatto degli investimenti nel tempo.
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