Maltempo: la preoccupazione dei geomorfologi italiani

In Italia sta aumentando in maniera esponenziale il dissesto idrogeologico e soprattutto l’associato rischio specifico per l’uomo. Ancora una volta contiamo i morti, frutto di una cattiva gestione del territorio e delle opere idrauliche ma, allo steso tempo, notiamo che la popolazione non sa come comportarsi quando c’è un’alluvione o di qualsiasi altra emergenza atmosferica. Nel caso specifico di Livorno è fondamentale rivedere l’assetto idraulico della città ed in particolare del Rio Maggiore per tentare di arginare i frequenti, ma non rovinosi, allagamenti che si verificavano nell’area di Via Nazario Sauro. Neppure i recenti lavori di messa in sicurezza mediante la costruzione di vasi di espansione hanno risolto il problema, che, anzi, si è mostrato in tutta la sua drammaticità”. E’ l’allarme-denuncia del climatologo Massimiliano Fazzini, Docente dell’Università di Camerino e Ferrara, ricercatore, geologo, importante studioso di tali fenomeni ed esponente dell’Associazione Nazionale dei Geomorfologi Italiani.

“Le precipitazioni occorse nell’area metropolitana di Livorno sono state comprese tra 180 e 270 millimetri, valori estremamente elevati in relazione al lasso temporale in cui sono cadute (circa 150 minuti).  A confermare l’abbondanza delle precipitazioni - ha continuato Fazzini -  si pensi che nei primi otto mesi dell’anno erano caduti in questa area cumulate simili (mediamente circa 250 millimetri) e che la precipitazione media per l’intero mese di settembre si aggira sui 100 millimetri.  Se attualmente queste cumulate meteoriche possono avere tempi di ritorno semi secolari, è molto probabile che tre un ventennio esse possano divenire se non comuni piuttosto frequenti".

"Il ricorso, da parte degli organi amministrativi, alla realizzazione di Piani locali di Adattamento ai Cambiamenti Climatici o dei PAESC (Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima) si fa quindi sempre più urgente e decisivo per pianificare il futuro delle comunità, soprattutto in relazione all’annullamento del rischio”.