1. Home
  2. Notizie e Mercato
  3. Mobili: che momento vive il settore? Il report al Salone

Mobili: che momento vive il settore? Il report al Salone

di
Mobili: che momento vive il settore? Il report al Salone
Il settore italiano dei mobili fronteggia export in calo e sfide globali: ma artigianato, innovazione digitale e transizione green guidano la competitività

Il Salone di Milano fornisce l’occasione per guardare al settore dei mobili e per capire cosa sta succedendo in questo comparto così importante per l’economia del nostro Paese. Emerge come la struttura resti solida, fondata su una rete capillare di micro e piccole imprese, in gran parte artigiane. A evidenziarlo è il report sulle dinamiche dell’arredo e sugli effetti delle tensioni nel Golfo, presentato da Confartigianato. Scopriamo di più.
In Italia operano oltre 21mila imprese del comparto, con circa 128mila addetti. Più della metà sono realtà artigiane, che occupano 37mila lavoratori. Il cuore creativo del design resta Milano, mentre circa 10mila imprese si concentrano nella progettazione.
A livello territoriale, il Nord-Est si conferma l’area più specializzata, con Friuli-Venezia Giulia, Marche e Veneto in testa per incidenza del settore sull’economia locale. Spiccano inoltre 37 Comuni altamente specializzati, che da soli rappresentano quasi il 20% degli occupati del comparto.
Sul fronte produttivo, l’Italia si distingue in Europa: nel 2025 la produzione di mobili cresce del 3,5%, superando la media UE (+0,7%) e facendo meglio di Spagna e Polonia, mentre Germania e Francia registrano cali. I primi mesi del 2026 mostrano una lieve flessione (-0,6%), comunque più contenuta rispetto al dato europeo.

Export, costi e occupazione nel settore dei mobili

Più complesso il quadro dell’export. Il 2025 si chiude con un -1,2%, ma l’Italia mantiene il ruolo di secondo esportatore europeo,con una quota del 18,2%. Centrale il contributo delle province della Pianura Padana, che da sole generano i due terzi delle vendite estere. Tuttavia, l’inizio del 2026 segna un calo più marcato (-8,8%), influenzato dall’incertezza globale e dai dazi USA, che hanno inciso soprattutto nei mesi più recenti.
Non mancano le criticità legate ai costi: la crisi dello Stretto di Hormuz spinge al rialzo energia e materie prime, con i metalli in aumento del 23%, incidendo direttamente sulla filiera.
Sul piano occupazionale, emerge una contrazione dell’1,4% nel 2025, accompagnata però da una forte difficoltà nel reperire personale qualificato, che riguarda oltre la metà delle assunzioni. Parallelamente, cresce l’impegno delle imprese verso innovazione e sostenibilità: oltre il 70% ha investito nel digitale e quasi un terzo nel green, leve fondamentali per affrontare le sfide future e restare competitivi.