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Piano Casa: aspettative deluse, parlano gli urbanisti

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Piano Casa: aspettative deluse, parlano gli urbanisti
L’INU boccia il Decreto 66/2026, il nuovo Piano Casa: sono sotto accusa i fondi limitati, le procedure accelerate e il rischio di speculazione edilizia

Proseguono le audizioni sul nuovo Piano Casa. A sollevare dubbi davanti alla Commissione Ambiente della Camera è il principale riferimento italiano in materia urbanistica. Dalle risorse considerate insufficienti fino alle procedure ritenute troppo semplificate, l’Istituto Nazionale di Urbanistica mette nero su bianco una lunga serie di criticità che, secondo l’ente, rischiano di compromettere gli obiettivi dichiarati dal provvedimento.
A rappresentare l’INU sono stati il presidente Michele Talia, Carlo Alberto Barbieri del Consiglio direttivo nazionale e Laura Pogliani, coordinatrice della Community “Politiche e servizi per l’abitare sociale”. Nella relazione presentata ai deputati emerge una critica di fondo: “Nonostante vada riconosciuto l’impegno del governo, non riteniamo che questo Piano Casa risponda alle aspettative e auspici di INU”.
Secondo l’Istituto, il provvedimento si allontanerebbe dall’idea di una vera strategia abitativa nazionale, configurandosi piuttosto come uno strumento di sostegno economico ai privati, accompagnato da forti semplificazioni procedurali. Nella relazione si sottolinea infatti l’assenza di “un approccio concreto di pianificazione e programmazione di una strutturale politica abitativa”.

Piano Casa: “Risorse scarse e tempistiche troppo accelerate”

Tra i punti più contestati ci sono anche le risorse stanziate, definite limitate rispetto all’emergenza abitativa in corso. L’INU evidenzia come i fondi saranno distribuiti tra il 2026 e il 2030, mentre continuano ad aumentare gli sfratti e resta elevato il fabbisogno di alloggi.
Forti perplessità riguardano inoltre il possibile trasferimento di immobili pubblici verso formule di edilizia convenzionata tramite partenariati pubblico-privati coordinati da Invitalia. Per l’Istituto si tratta di un rischio concreto di riduzione del patrimonio pubblico a vantaggio di operazioni orientate soprattutto alla redditività immobiliare.
Critiche anche sul fronte delle procedure autorizzative. L’INU giudica eccessivamente accelerate le tempistiche previste dal decreto e contesta strumenti che, secondo l’Ente, ridurrebbero valutazioni urbanistiche e controlli pubblici. Nel mirino anche gli incrementi volumetrici fino al 35% e il ricorso a procedure semplificate per interventi considerati strategici.
Nel documento conclusivo, l’Istituto individua due questioni centrali: da una parte “la rinuncia alla politica pubblica dell’abitare”, dall’altra il contrasto tra le semplificazioni del Piano Casa e la necessità di una riforma organica sul governo del territorio. L’INU ricorda infine di aver già presentato al Senato, nel luglio 2024, una proposta di legge nazionale dedicata ai principi dell’urbanistica e della pianificazione territoriale.