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Piano Casa: sarà una svolta per il riuso dei beni pubblici?

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Piano Casa: sarà una svolta per il riuso dei beni pubblici?
Il Piano Casa punta sulla rigenerazione urbana per ampliare l’offerta abitativa. Quale sarà il ruolo degli immobili pubblici inutilizzati? Parla Invimit Sgr

Rigenerare il patrimonio pubblico inutilizzato, ampliare l’offerta di alloggi a canone sostenibile e limitare il consumo di nuovo suolo. Sono questi alcuni degli obiettivi su cui punta il Piano Casa, un provvedimento che potrebbe imprimere una svolta alla valorizzazione degli immobili pubblici oggi abbandonati o sottoutilizzati. Un tema che coinvolge direttamente Invimit SGR, chiamata a svolgere un ruolo strategico nell’attuazione della misura. Durante un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera, i vertici della società hanno illustrato le potenzialità dell’iniziativa e le ricadute attese sui territori.
Secondo il presidente di Invimit SGR, Mario Valducci, il decreto rappresenta un passaggio rilevante sia per il Paese sia per la società, da tempo impegnata nel recupero degli immobili pubblici non più utilizzati dalle amministrazioni. Valducci ha ricordato come molti di questi edifici, spesso abbandonati da anni e definiti “buchi neri”, costituiscano un problema per le città, diventando in alcuni casi luoghi di degrado e illegalità. Il loro recupero, ha spiegato, consentirebbe di migliorare la sicurezza urbana e allo stesso tempo di destinare tali spazi a finalità sociali. Un obiettivo che, con il coinvolgimento delle Regioni, potrebbe produrre effetti significativi già nel medio periodo.

Piano Casa: la posizione dell’AD di Invimit SGR

Sulla stessa linea l’amministratore delegato Stefano Scalera, che ha sottolineato l’importanza di valorizzare il patrimonio esistente per evitare nuovo consumo di suolo. Gli enti territoriali saranno chiamati a mettere a disposizione immobili pubblici, compresi quelli con destinazioni diverse dall’abitativo, come uffici da riconvertire. Per facilitare il processo, Invimit renderà disponibile una piattaforma nazionale attraverso la quale caricare gli immobili e avviare una prima valutazione.
Il progetto si fonda sulle iniziative promosse da Regioni, Comuni ed enti locali, che potranno partecipare conferendo immobili a fondi dedicati e ricevendo in cambio quote del fondo. In questo modo sarà possibile sostenere la rigenerazione del patrimonio pubblico e contribuire alla riduzione del disagio abitativo.
Anche gli enti che non dispongono di immobili idonei potranno favorire operazioni sul territorio, comprese iniziative private, riconoscendone formalmente l’interesse pubblico e locale. Restano però imprescindibili le condizioni previste dalla norma: realizzare alloggi a canone sostenibile e contenere il consumo di suolo.
Scalera ha inoltre annunciato che il regolamento di gestione è già in fase di definizione con il Dipartimento per le Politiche di Coesione e che l’obiettivo è completarlo entro la fine di giugno. Successivamente sarà pubblicato un bando aperto all’intero territorio nazionale, con criteri condivisi con il Dipartimento e le Regioni coinvolte, per selezionare e valutare le diverse operazioni.