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Ricostruzione post terremoto: un nuovo allarme dagli architetti

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Ricostruzione post terremoto: un nuovo allarme dagli architetti
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Il Consiglio Nazionale degli Architetti ha fatto il punto della situazione a Camerino (Macerata), nel corso di un incontro con nove ordini del territorio

Sono ormai passati tre anni dalle prime, terribili scosse sismiche che hanno colpito il Centro Italia. Come procede la ricostruzione? Non come dovrebbe, secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, che ha fatto il punto della situazione a Camerino (Macerata), nel corso di un incontro con nove ordini del territorio (Ancona, Fermo, Macerata, Ascoli Piceno, Perugia, Terni, Aquila, Teramo, Rieti).

Nell’occasione è stato lanciato un nuovo allarme sui ritardi, le problematiche e le forti criticità che stanno compromettendo le attività di ricostruzione e di messa in sicurezza di edifici e territori.

La parola agli Architetti

“I Presidenti delle Regioni interessate ed i politici locali - hanno sottolineato il CNAPPC e gli Ordini coinvolti - siano promotori, anche con iniziative radicali, di una significativa svolta nella ricostruzione. E’ grave la mancanza, ad oggi, di una strategia che, al di là della mera ricostruzione fisica degli edifici, punti innanzitutto alla creazione di un nuovo sistema socio economico, il solo che può costituire il vero motore della ripresa, rappresentare una alternativa di vita per le popolazioni ed attrarre chi non tornerà più se non si creano le condizioni di stimolo a ritornare”.

“Purtroppo la ricostruzione sta diventando il terreno di scontro politico che impedisce una lucida visione a medio e lungo termine del futuro dei territori del cratere a livello paesaggistico, economico, sociale, culturale e, non da ultimo, demografico, necessaria per esaltarne le tante peculiarità storiche e ambientali e per impostare, quindi, la confluenza di risorse finanziarie nazionali ed europee attraverso le Regioni. Visione che deve tener conto di come il sisma, in alcuni di questi territori, abbia rappresentato un effetto boomerang (ad esempio rispetto allo spopolamento), generando nuove difficoltà in situazione di già grave crisi”.

Molto difficile per gli architetti, in questa situazione, operare a favore delle comunità in assenza di confronto e di una efficace interlocuzione istituzionale e barcamenarsi, di conseguenza, tra i cavilli burocratici e varie Ordinanze.

“Non si conosce ancora - hanno denunciato - quale sia l’iter dell’annunciata istituzione del ‘Tavolo tecnico Sisma’ con la partecipazioni dei rappresentanti degli Ordini e dei Collegi locali e quali siano le sorti dell’‘Osservatorio con i rappresentanti dei Consigli Nazionali’, strumenti questi di fondamentale importanza per fissare regole formali e garantire trasparenza. Questa mancanza di informazioni, più volte richieste, svilisce il ruolo fondamentale di interlocutore naturale svolto dai progettisti, che, invece, dovrebbero essere attori protagonisti del percorso della ricostruzione”.

A titolo di esempio il Consiglio Nazionale e i nove Ordini del cratere hanno citato anche l’esclusione dei progettisti dalla pur non breve elaborazione dell’Ordinanza ‘Chiese’, un vero e proprio pasticcio burocratico nel quale l’intervento dei professionisti viene addirittura considerato privato anziché pubblico in funzione dell’importo dei lavori, con procedure del tutto improprie, tanto per l’affidamento dell’incarico e dell’appalto, quanto per la definizione della parcella.

“E’ poi paradossale ed emblematico - viene nuovamente ribadito a testimonianza della mancanza di una strategia chiara ed efficace - che siano previste agevolazioni per interventi mirati al risparmio energetico, mentre sono esclusi quelli di ‘miglioramento e adeguamento sismico’: ciò in assoluto contrasto con l’obiettivo di mettere in sicurezza gli edifici e con il principio prioritario di raggiungere una soglia di sicurezza più elevata”.

“Paradossale anche che i professionisti, pur avendolo ripetutamente richiesto, non siano a conoscenza del numero complessivo delle schede AeDES (Agibilità e Danno nell'Emergenza Sismica) né del quadro conoscitivo delle schede Fast, compromettendo così in modo significativo la possibilità di poter disporre di una visione complessiva per accelerare la ricostruzione. Senza contare, poi, che non ha ancora soluzione l’annoso problema delle schede AeDES tutt’ora mancanti in tutte le regioni colpite, con il risultato che ad oggi non si ha certezza né della quantità di interventi da effettuare, né della loro qualità. Permane quindi il dubbio se, per negligenza, manchino i dati oppure se non si voglia dare l’esatta dimensione del disastro: e ciò sarebbe gravissimo”.

La grana dei mancati pagamenti

Rispetto poi ai mancati pagamenti ai progettisti impegnati complessivamente nella ricostruzione viene chiesto “l’immediato sblocco del pagamento dell’acconto del 50% delle prestazioni di progettazione, così come previsto dal Decreto ‘Genova’, visto che il regolamento attuativo previsto entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto a termini di legge, ancora non è stato emanato”.

“Si tratta di cifre significative che - hanno ancora sottolineato gli architetti - risolleverebbero nell’immediato, e in parte, la situazione economica dei professionisti, il 97% dei quali proviene proprio dalle aree colpite dal sisma. In caso contrario, il rischio non è solo quello di non trovare più tecnici disposti a lavorare per la ricostruzione, ma di far morire l’economia degli studi professionali e della filiera ad essi collegata, che attualmente è l’unica che sta sostenendo con le proprie forze l’avvio della ricostruzione”.

Serve una svolta definitiva - hanno concluso - pena un aumento dei danni per le popolazioni e per i territori che saranno ben superiori a quelli prodotti dal sisma”.