La riforma delle professioni ha aperto un confronto su come rendere il settore più moderno senza mettere a rischio le opportunità di crescita. Tra capitali, compensi e accesso dei giovani, il riordino degli ordinamenti professionali porta con sé questioni che potrebbero incidere concretamente sul futuro del comparto.
A fare il punto è Confprofessioni, intervenuta in audizione davanti alla Commissione Giustizia della Camera sul DDL delega. La Confederazione ha chiesto di intervenire su alcuni aspetti centrali del provvedimento, con particolare attenzione alle società tra professionisti (STP) e all’equo compenso. Sullo sfondo c’è anche il ricambio generazionale: gli under 35 rappresentano oggi appena il 16% dei professionisti.
Riforma delle professioni: il punto su società tra professionisti e investimenti
Confprofessioni valuta positivamente l’eliminazione della duplicazione del contributo integrativo previdenziale nelle società, una modifica sostenuta da tempo dalla Confederazione. Restano però alcune criticità legate alla disciplina del socio finanziatore.
Secondo l’organizzazione, i nuovi limiti potrebbero rendere meno attrattive le STP e frenare l’ingresso di capitali indispensabili per sostenere nuove iniziative, investimenti tecnologici e processi di internazionalizzazione. Per questo viene chiesto di collegare la soglia dei due terzi alle decisioni dei soci anziché alla quota di capitale e di eliminare l’obbligo di proporzionalità tra partecipazione agli utili e capitale investito. In questo modo, “la governance resterebbe saldamente in capo ai professionisti, senza bloccare le risorse necessarie alla crescita”.
Riforma delle professioni: serve una revisione dell’equo compenso
Altro punto critico è quello dell’equo compenso. Confprofessioni considera poco efficace l'attuale disciplina prevista dalla legge 49/2023, rilevando come le regole vengano talvolta aggirate anche dalla Pubblica Amministrazione. Nel mirino finisce inoltre "l’assurdità di un sistema sanzionatorio che penalizza il professionista (parte lesa) anziché il committente".
La proposta è quindi una revisione complessiva della normativa, estendendo le tutele anche alle prestazioni che non rientrano nelle convenzioni predisposte dai committenti e riducendo da 10 a 5 milioni di euro la soglia di fatturato delle imprese interessate.
Riforma delle professioni: sì al compenso per i tirocini
Confprofessioni condivide infine il superamento della gratuità dei tirocini negli studi privati, ma contesta il divieto di riconoscere un compenso ai tirocinanti nella Pubblica Amministrazione. “Il valore della prestazione professionale non può dipendere dalla natura pubblica o privata del soggetto ospitante”.
