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Tecnologie per il legno, il punto sul 2018

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Com’è andato il 2018? E cosa ci dobbiamo aspettare nel 2019? Risponde Acimall, l’associazione confindustriale che rappresenta le imprese che operano nel comparto

Tempo di bilanci per Acimall, l’associazione confindustriale che rappresenta le imprese che operano nel comparto delle tecnologie per il legno. Com’è andato il 2018? E cosa ci dobbiamo aspettare nel 2019?

Il preconsuntivo 2018
Anche quest’anno si può dire che “… il barometro per le macchine e gli impianti per la lavorazione del legno e l’industria del mobile continua a segnare bel tempo”. Una frase che Acimall usò per il 2017, che si chiuse con una crescita dell’11,6% sul 2016, e a cui l’associazione ricorre anche quest’anno per raccontarvi il buon 9,5% messo a segno dalla produzione negli ultimi dodici mesi rispetto al 2017. Tutte le variabili economiche esaminate dall’Ufficio studi indicano che il 2018 è stato un altro anno positivo.
La produzione ha raggiunto i 2.487 milioni di euro (il già ricordato 9,5% in più rispetto ai 2,27 miliardi nel 2017) e crescono anche le esportazioni (1.694 milioni di euro, +6,5%).
Un altro segno che l’industria italiana che utilizza le tecnologie per il legno e i suoi derivati stia attraversando una buona stagione viene anche dalle importazioni, attestatesi a quota 239 milioni di euro, il 27,9% in più rispetto ai 187 milioni del 2017.
Positiva la bilancia commerciale (1.455 milioni di euro, +3,8%).
In termini più generali, possiamo confermare che il mondo delle macchine per il legno ha messo in cascina un altro anno di consolidamento, complici, indubbiamente, gli incentivi del governo agli investimenti in tecnologie produttive e nella direzione di “Industria 4.0”.

Il quarto trimestre 2018
Un pizzico di ottimismo in meno arriva dai dati dell’ultimo trimestre del 2018, che segnalano un leggero rallentamento degli ordini di macchine e tecnologie italiane. Si conferma la vivacità del mercato italiano, che mette a segno un ottimo +17,9% rispetto al quarto trimestre 2017, a cui però si contrappone un -13,6% dagli ordini dall’estero, cifra che porta l’andamento complessivo degli ordini per il periodo ottobre-dicembre 2018 a -3,2%. Se dunque l’Italia continua a essere contraddistinta da un segno positivo, la situazione di maggiore incertezza sugli scenari internazionali (Brexit e relazioni commerciali fra Usa e Cina in primis) pare inducano gli investitori stranieri a una maggiore cautela.
Aggiungiamo che il dato del fatturato nel quarto trimestre 2018 è comunque decisamente positivo se confrontato con lo stesso periodo del 2017, con un ottimo +19,2%; un dato che di fatto influisce in modo importante sul risultato del 2018 considerato nel suo insieme, come abbiamo avuto modo di scrivere più sopra.
Venendo agli altri dati rilevati dall’indagine dell’associazione confindustriale, troviamo che il carnet ordini, ovvero i mesi di produzione assicurata, è di 3,7 mesi (erano 4 nel trimestre precedente), mentre la variazione dei prezzi nell’intero 2018 è stata dell’1,1%, lo stesso valore registrato nel 2017.
Un altro dato interessante emerge dal capitolo indagine qualitativa, ovvero dalla opinione degli intervistati in merito al trend della produzione: il 38% degli intervistati propende per un andamento positivo, il 56% si aspetta una certa stabilità, il 6% ritiene che ci attenda una diminuzione.

L’indagine previsionale
E per il futuro? Come abbiamo già accennato non mancano gli argomenti che inducono molti a guardare con una certa dose di preoccupazione per ciò che ci attende nel breve periodo: il clima di incertezza si avverte nel mercato interno, a causa dellarimodulazione degli incentivi fiscali per l’“Industria 4.0” previsti dalla Legge di bilancio 2019, a cui si aggiungono la riduzione dei fondi per il credito di imposta sugli investimenti di ricerca e sviluppo e l’eliminazione del dispositivo per il  “Superammortamento”. Per l’estero valgono le considerazione già fatte sugli esiti della Brexit e del confronto Cina-Usa.
A conti fatti, dunque, il 6% del campione confida in una crescita del mercato interno, mentre il 63% è più propenso a ritenere che ci attenda una sostanziale stabilità e il 31% una contrazione (il saldo è negativo, pari a meno 25). Sul versante estero, invece, il 19% è ottimista, il 18% pessimista, il 63% crede nella stabilità (saldo pari a più 1).