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Equo compenso, l’esempio della Regione Lazio

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Equo compenso, l’esempio della Regione Lazio
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Il commento di Andrea Dili, presidente di Confprofessioni Lazio, che rilancia anche la petizione su Change.org promossa da Confprofessioni insieme con Acta, Apiqa e Vivace

Nota di merito per la Regione Lazio. A riconoscere il buon lavoro fatto è Confprofessioni, la Confederazione italiana delle libere professioni. Vediamo da cosa deriva il plauso.

“Il Governo e le altre Regioni prendano esempio dal Lazio che ha approvato la legge sull'equo compenso. Una norma che riconosce il valore del lavoro professionale e garantisce la giusta remunerazione della prestazione resa sia alle amministrazioni regionali che ai soggetti privati”. Questo il commento di Andrea Dili, presidente di Confprofessioni Lazio, che rilancia anche la petizione su Change.org promossa da Confprofessioni, insieme con Acta, Apiqa e Vivace, per chiedere l'immediata attuazione della norma sull'equo compenso a livello nazionale.

Cosa prevede la legge?

“La legge regionale nasce dal proficuo confronto con Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione regionale lavoro - aggiunge Dili -, che ha risposto con concretezza al disagio di oltre 175 mila professionisti del Lazio, che negli ultimi 10 anni hanno visto crollare i loro redditi e i più colpiti sono i giovani e le donne”.

“La legge regionale sull'equo compenso rappresenta anche una vittoria per Confprofessioni Lazio, che ha accompagnato passo dopo passo l'iter del provvedimento con una visione aperta e inclusiva - continua Dili -, raggiungendo l'obiettivo di estendere l'equo compenso a tutti i liberi professionisti, anche quelli non organizzati in ordini professionali. D'ora in avanti, almeno nel Lazio, i bandi e gli incarichi professionali delle amministrazioni locali dovranno tener conto del valore economico della prestazione di un professionista, pena la sospensione del procedimento amministrativo o l'annullamento delle autorizzazioni a chi non paga il professionista”.