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I costruttori italiani a difesa della concorrenza

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I costruttori italiani a difesa della concorrenza
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“L’Ance ha a cuore la tenuta dell’intero sistema imprenditoriale delle costruzioni: non stiamo assistendo a un derby tra grandi e piccoli”, spiega il presidente Buia

Laconcorrenza del mercato va assolutamente tutelata. È per questo che l’Ance, l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, ha espresso forti preoccupazioni in merito al possibile ingresso di Cassa Deposititi e Prestiti in Progetto Italia. Una posizione che ora viene precisata.

 

“Non ci siamo opposti a prescindere alla creazione di un grande player del settore delle costruzioni capace di competere ad armi pari con le grandi corazzate internazionali, ma se interviene la mano pubblica solo per alcuni allora si alterano le regole della concorrenza e il sistema rischia di saltare comunque”, spiega il Presidente dell’Ance, Gabriele Buia.

L’intervento di Cdp in Progetto Italia, stando alle notizie circolate finora, appare come elemento determinante per la creazione del nuovo polo che prevede il salvataggio di alcuni grandi gruppi del settore che insieme occuperebbero i 2/3 del mercato dei grandi lavori e più di ¼ di quelli sopra la soglia europea (5 milioni di euro). “Mi chiedo come sia possibile pensare che con un polo di questo tipo la competizione tra imprese non venga falsata: abbiamo già assistito a operazioni simili nel nostro Paese e con scarsi risultati”, sottolinea il Presidente dei costruttori.

Cosa servirebbe per rilanciare il settore edile?

“L’Ance ha a cuore la tenuta dell’intero sistema imprenditoriale delle costruzioni: non stiamo assistendo a un derby tra grandi e piccoli. Se si falsano le regole della competizione, tutti ne vengono danneggiati, non solo i piccoli - sottolinea il Presidente Buia -. Ci vogliono regole uguali per tutti. Dopo oltre 11 anni di crisi il sistema è allo stremo e molte delle nostre imprese hanno resistito solo con le proprie forze, investendo il proprio patrimonio personale, nel silenzio generale”.

Né si può pensare che il “Fondo salva opere, introdotto con il dl crescita per dare ristoro ai creditori dei gruppi in crisi, ma che al momento può contare solo su una scarsa dote finanziaria (solo qualche decina di milioni all’anno), possa essere una risposta efficace alla montagna di crediti vantati dalle imprese che hanno lavorato a valle e dai fornitori”.

“Come abbiamo chiesto da tempo, occorre un progetto industriale di sistema, che coinvolga anche gli istituti di credito - conclude Buia -, per far crescere tutte le imprese e creare un sistema virtuoso a sostegno del settore delle costruzioni come volano di crescita, di tutela del territorio e di benessere sociale. Finora nessun progetto in campo possiede queste caratteristiche. Noi abbiamo un pacchetto di proposte in tal senso e siamo pronti a discuterne con tutti per lavorare insieme al raggiungimento di un obiettivo che è di tutti e non di pochi”.