Le società di ingegneria contro le modifiche al Codice Appalti

L’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura che raggruppa 350 società che fatturano 2,4 miliardi con 17.000 addetti, di cui l’85% tecnici, prende posizione sulle proposte di modifiche al codice dei contratti pubblici e in particolare sui temi dell’ampliamento dell’appalto integrato e della "semplificazione" degli affidamenti di servizi di ingegneria e architettura.

Per il Presidente Gabriele Scicolone, "Le modifiche al codice dei contratti pubblici devono essere funzionali a rilanciare la capacità di spesa e gli investimenti, ma rimaniamo fermamente convinti che la centralità del progetto esecutivo sia uno degli elementi di maggiore rilievo contenuti nel codice, che ha peraltro determinato un forte aumento della domanda pubblica di ingegneria di cui hanno beneficiato tanti professionisti, studi e società di ingegneria, oltreché la collettività per effetto di un miglioramento della qualità della progettazione. Allo stesso tempo, proposte come quelle di ANCI e ANCE, che puntano a innalzare da 100.000 a 221.000 euro la soglia per affidare progettazioni e direzioni lavori con procedure negoziate, rappresentano un pericoloso passo indietro sul fronte della trasparenza e della concorrenza e possono aprire le porte a derive non controllabili, anche sul fronte della spesa pubblica. Stiamo parlando di eliminare le vere e proprie gare, e quindi la possibilità per tutti i progettisti di avere una chance di affidamento in un aperto confronto concorrenziale, per una fascia di mercato rilevante e sulla quale la concorrenza deve essere la più ampia possibile nell'interesse delle stesse stazioni appaltanti, senza scorciatoie e ritorni ad un opaco passato. Evitiamo di risolvere i problemi delle Pubbliche Amministrazioni con inopportune 'formule magiche', che nulla di positivo hanno portato nei due decenni passati!"

In merito alle esternazioni del Presidente dell'ANCI, Antonio Decaro, secondo cui “non riusciamo a fare i progetti esecutivi; diamoli alle imprese!” anche perché non ci sono risorse, il Presidente Scicolone precisa: "Premesso che gli appalti di progettazione degli enti locali nel 2017 sono risultati in aumento del 15% in numero e in valore, nel merito vorrei porre in evidenza come, per risolvere un problema, si rischi di smontare una delle misure più giuste di tutto l’impianto del nuovo codice ed alla quale proditoriamente si vuole affibbiare l’etichetta di freno all’investimento, spostando l’obiettivo dalle vere cause che determinano la farraginosità di messa in atto della spesa in opere pubbliche. Una cosa è il tema del reperimento delle risorse per progettare e delle procedure approvative farraginose, altro è, se ci sono problemi, pensare di risolverli spostando sull'impresa il progetto esecutivo che, comunque, sempre costerà alla stazione appaltante. Si dia quindi seguito a quanto sta studiando il MEF per rendere più gestibili le spese di progettazione, ma non è corretto, a nostro avviso, incidere sul principio generale della separazione dei ruoli fra progettista e costruttore che rappresenta un elemento di assoluta trasparenza, a garanzia del committente e della comunità e a presidio della qualità del progetto, oltre che del ruolo e della dignità del progettista”.

Per l’OICE l’appalto integrato non è però un istituto inutile, anzi: “Noi ci opponiamo ad una generalizzazione dell’applicazione dell’appalto integrato; ciò non vuole dire che non possano esserci delle eccezioni e l’attuale disciplina già contempla proprio tali ipotesi (prevalenza della componente tecnologica e innovativa). Il problema semmai deriva dall’applicazione dell'OEPV sugli appalti derivanti da progetti esecutivi: in alcuni casi i margini di proposta di 'migliorie' per le imprese sono effettivamente ristretti e allora si pensi al recupero dell’affidamento al prezzo più basso con metodo antiturbativa”.